Giovedì 15 gennaio 2026
Partecipazione: Conflitto
 

Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare, Parole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.

La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.


In parallelo ai lemmi curati da diversi autori, pubblichiamo le introduzioni a cura di Bertram Niessen. Questa serie affianca il percorso principale con uno sguardo complementare, capace di ampliare e precisare la costellazione concettuale della partecipazione attiva. Leggi il commento al lemma a cura di Claudio Paolucci.



"Dire no a volte è l’unico modo per lavorare a un’intenzione di futuro”



Nelle discipline più diverse è stato evidenziato come la dimensione generativa del conflitto sia progressivamente scomparsa dal discorso pubblico. Delle tante accezioni possibili del termine, cioè, si tende sempre di più a utilizzare quelle connesse alla distruzione dei contendenti, alla sopraffazione, alla guerra. Eppure il conflitto non deve necessariamente implicare prevaricazione. Il conflitto può essere una via per riconoscere le disuguaglianze e innescare mutamenti sociali positivi, animare i dibattiti, rendere dinamici i territori. 


Dal percorso è emersa la necessità di trovare nuovi dispositivi culturali e organizzativi per dare spazio alle forme emergenti di conflittualità sui territori, riconoscendone la natura potenzialmente generativa e aprendo le porte a quelle forme di collaborazione, mutualismo e cooperazione che si costituiscono non solo “per”, ma anche “contro” qualcosa. È una domanda diffusa tra soggetti di natura molto diversa – sia “di base” che istituzionali – che osservano come la rimozione di queste dinamiche rischi di innescare meccanismi di esasperazione o disaffezione, divenendo così paradossalmente controproducente per la coesione dei territori. 


Allo stesso modo, viene manifestato il bisogno di rendere maggiormente esplicito il differenziale di potere che si viene a costituire – anche nei processi partecipativi – tra persone, organizzazioni e tipologie diverse di istituzioni. Il potere è inteso, in questo caso, come una diversa possibilità di accedere e mobilitare le forme di capitale economico, sociale, culturale e simbolico. Ed è quindi strettamente collegato alla competizione per l’accesso a pubblici, relazioni e risorse pubbliche e private, che si crea inevitabilmente anche tra soggetti che si occupano di partecipazione in ottica mutualistica. 


Per abilitare questa domanda di cambiamento è necessario costruire nuove finestre d’interlocuzione, strumenti istituzionali e cornici culturali in grado di esplicitare e gestire questa complessità.




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