Martedì 18 marzo 2025
Desiderare la trasformazione
 
Appunti e riflessioni da un'organizzazione aperta

Il saggio scritto da Paolo Venturi e Flaviano Zandonai, Spazio al desiderio, rappresenta una riflessione ed una provocazione molto importante per risignificare i processi d’innovazione sociale. Processi troppe volte svuotati da quelle aspirazioni che, nella mia esperienza, sono invece la base per agire un cambiamento realmente trasformativo.

Durante il periodo di studi a Forlì, presso il Corso di Laurea in Economia Sociale dell’Università di Bologna, immaginando il mio futuro professionale, ripetevo spesso a me stesso un mantra: non voglio essere il dipendente di nessuno. Questa convinzione nasceva da una comprensione parziale del mondo del lavoro, in cui associavo il concetto di dipendenza alla rinuncia della propria autonomia. Pensavo che essere un dipendente significasse dover perseguire gli obiettivi di qualcun altro, rinunciando ai propri interessi e ideali. Per questo motivo ho desiderato fin da subito, un ambiente in cui poter costruire un percorso di sviluppo personale che diventasse parte della crescita dell’organizzazione stessa.


Ho trovato questa opportunità in Qualcosa di Diverso, una cooperativa sociale nata nel contesto del Laboratorio Urbano ExFadda a San Vito dei Normanni, che oggi gestisce XFarm Agricoltura Prossima, un progetto di rigenerazione di un'azienda agricola confiscata alla criminalità organizzata. Il passaggio da un centro culturale a un’azienda agricola può sembrare drastico, ma alla base vi è lo stesso approccio: valorizzare un bene abbandonato e trasformarlo in un motore di sviluppo territoriale sostenibile. Un’organizzazione fluida e in trasformazione dove ho potuto sperimentare e applicare il paradigma dell’economia civile, appreso nel mio percorso di studi, conquistando progressivamente maggiore autonomia e responsabilità.

In questo processo ho riscoperto il concetto di potere, non come forma di controllo sugli altri, ma come verbo: potere fare, come lo intendeva Guglielmo Minervini. “Il potere come sostantivo si esercita sugli altri; come verbo, si agisce con gli altri. L’alternativa è tra comando e relazione.” (Minervini, 2016).

Questo principio ha orientato il modello organizzativo che abbiamo costruito: un ecosistema aperto, capace di trasformarsi continuamente grazie agli scambi con l’esterno. Una struttura fluida, che non rimane statica ma evolve in risposta ai cambiamenti ambientali, risignificando costantemente la propria missione. La mia esperienza in XFarm Agricoltura Prossima si inserisce in un contesto agricolo segnato da profonde crisi strutturali: la cosiddetta rivoluzione verde ha mostrato tutti i suoi limiti: perdita di biodiversità, impoverimento del suolo, riduzione del valore nutrizionale del cibo. A questo si aggiunge lo sfruttamento del lavoro, il caporalato e l’abbandono dei terreni, fenomeni aggravati dall’assenza di un ricambio generazionale.

In Puglia, queste criticità si sono intrecciate con un disastro ecologico senza precedenti: il disseccamento di oltre 20 milioni di ulivi, molti dei quali secolari, causato dal batterio Xylella Fastidiosa. Un evento che ha stravolto non solo il paesaggio, ma anche l’identità e l’economia agricola del territorio. La monocoltura dell’ulivo, che per secoli ha caratterizzato il nostro territorio, si è rivelata fragile e incapace di rispondere a questa crisi.

Nuove lenti per desiderare


Di fronte a questa emergenza, è necessario ripensare il presente e il futuro dell’agricoltura. Il saggio "Spazio al desiderio" di Venturi e Zandonai offre una chiave di lettura realista e necessaria, individuando tre possibili atteggiamenti in risposta agli shock globali.

I conservatori cercano di restaurare il passato senza mettere in discussione il modello esistente, come chi insiste sulla monocoltura dell’ulivo con varietà resistenti alla Xylella ma senza cambiare paradigma.

Gli adattivi rispondono all’emergenza con soluzioni tecniche e tecnologiche senza una visione di lungo periodo, puntando sull’agricoltura 4.0 e immaginando un futuro in cui il cibo sarà prodotto quasi esclusivamente da macchine.

I trasformativi scelgono di ripensare i modelli esistenti, partendo dal desiderio di un cambiamento reale e condiviso. È in questa categoria che si colloca il nostro lavoro in XFarm. Il desiderio di trasformazione non è un’utopia sentimentale, ma una necessità concreta. Senza desiderio, è impossibile generare uno sguardo nuovo sul presente e costruire un futuro diverso. (Ogni nostro comportamento è sostenuto, oltre che dal bisogno, dalla motivazione e dal coinvolgimento e senza..). Senza il desiderio di chi intraprende, si fatica a cogliere quello dell’altro.

La storia continua. Nel 2020, durante il master Futuro Vegetale, incontro un giovane ecologo di nome Jacopo Volpicelli. Il suo sguardo nei confronti del funzionamento della natura e delle interazioni fra le diverse forme di vita mi sembra illuminante. Gli chiedo di venire in XFarm per tenere alcuni corsi all’interno di Scuola Radicale, una scuola per giovani agricoltori e aspiranti tali provenienti da tutta la Puglia che avevamo appena promosso. Jacopo, studioso di Permacultura, arriva con un forte desiderio di ricerca: i sistemi agroforestali.

Un’agroforesta è un sistema consociativo e dinamico che integra funzioni agricole, forestali e/o zootecniche, basato su una gestione ecologica delle risorse attraverso l’introduzione di alberi e altre piante perenni nelle colture. Per la nostra organizzazione, questo strumento sembrava perfetto. Il disseccamento degli ulivi non era il problema in sé, ma il sintomo di un ecosistema fragile perchè non più in equilibrio. Perché allora non costruire attorno al desiderio di Jacopo una serie di strumenti volti ad avverarlo, risignificando la nostra azione sulla base del suo desiderio e integrandolo nel nostro.

Così fu, progettando insieme agli studenti di Scuola Radicale, implementando un primo prototipo nel 2020 in collaborazione con l’Università di Foggia, vincendo un premio nel 2021 con "Rinascere dalla Xylella" e sperimentando un nuovo prototipo accompagnati dall’organizzazione Deafal ONG. L’aspirazione di una persona esterna alla nostra organizzazione ha preso la forma e la funzione di una nuova leva di sviluppo delle nostre attività.

Ma non solo. Il suo desiderio, e la nostra capacità di costruire le condizioni affinché potesse trasformarsi in realtà, è diventato fonte di ispirazione per il nostro territorio. Vedere qualcosa di diverso, impattante e reale stimola il desiderio e aiuta a immaginare strade alternative. Oggi decine di privati e organizzazioni sperimentano piccoli modelli agroforestali nella rigenerazione delle proprie proprietà anche grazie alla nostra esperienza e ispirazione. Se, come dice il mio amico e maestro Roberto Covolo, l’innovazione la fanno principalmente i “nuovi” – coloro che arrivano da altri contesti e si approcciano con una mentalità non condizionata dalle strutture esistenti – stimolare l’innovazione significa permettere ai “nuovi” di desiderarla.

Sono convinto che l’innovazione accada quando si ha la capacità di costruire immaginari, esplorare la realtà e allargarla fino al possibile, creando spunti di desiderabilità e ispirazione per noi stessi e per la comunità che ci circonda.


Foto di engin akyurt su Unsplash

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