Per decenni Mirafiori è stato uno dei simboli più potenti della modernità industriale italiana. Il quartiere torinese è cresciuto attorno alla fabbrica, alimentato dalle migrazioni interne e dalla promessa di una mobilità sociale possibile grazie al lavoro operaio. In quel contesto la fabbrica non era soltanto un luogo di produzione: organizzava la vita quotidiana, definiva i ritmi della città e contribuiva a costruire un immaginario collettivo condiviso.
Da quando quel modello è entrato in crisi, a partire dagli anni '90, Mirafiori si è trovata a dover ridefinire la propria identità. La progressiva dismissione industriale ha lasciato spazio a nuove fragilità sociali: precarizzazione del lavoro, impoverimento diffuso, invecchiamento della popolazione. Come molte periferie europee nate attorno a un’unica grande infrastruttura produttiva, il quartiere ha dovuto imparare a raccontarsi oltre il mito della fabbrica.
È dentro questo passaggio che nel 2008 nasce la Fondazione della Comunità di Mirafiori, la prima fondazione di comunità del Piemonte. Promossa da Fondazione Compagnia di San Paolo e Miravolante, Fondazione della Comunità di Mirafiori è anche il soggetto che gestisce la Casa nel Parco, la Casa del Quartiere di Mirafiori Sud.
Fin dall’inizio il suo obiettivo è stato accompagnare il quartiere in un processo di trasformazione di lungo periodo, sostenendo lo sviluppo sociale e culturale del territorio attraverso interventi che intrecciano educazione, inclusione sociale, cultura, sviluppo economico e cura dello spazio urbano.
La nascita della Fondazione si inserisce in un percorso già avviato dalla Città di Torino alla fine degli anni '90 con il Piano di Recupero Urbano di via Artom, che aveva combinato interventi sociali e riqualificazione degli spazi pubblici.
Nel corso degli anni la fondazione ha costruito una rete ampia di collaborazioni con associazioni, istituzioni e cittadini, promuovendo progetti di inclusione sociale dedicati alle principali fragilità del quartiere: il diritto all’abitare, il contrasto alla povertà educativa, l’invecchiamento attivo, l’accesso al lavoro. Accanto a queste attività si è sviluppata una dimensione culturale sempre più significativa con la gestione diretta di Casa nel Parco e con la crescita di iniziative di partecipazione civica.
Nel corso degli anni la fondazione ha costruito una rete ampia di collaborazioni con associazioni, istituzioni e cittadini, promuovendo progetti di inclusione sociale dedicati alle principali fragilità del quartiere
Ed è proprio da queste esperienze che emerge una consapevolezza: la rigenerazione di un quartiere non riguarda soltanto gli spazi o le condizioni materiali dei suoi abitanti, ma anche il modo in cui una comunità immagina sé stessa.
Negli ultimi anni il lavoro della Fondazione ha così iniziato a interrogarsi proprio su questa dimensione meno visibile della trasformazione urbana: quella simbolica. Se per decenni Mirafiori è stato raccontato attraverso il mito della fabbrica, cosa resta oggi di quell’identità? E su quali talenti si possono fondare nuovi racconti?
Da queste domande è nato “Mirafiori dopo il Mito”, un’indagine partecipata che per due anni ha coinvolto abitanti, studenti e realtà produttive del quartiere in un lavoro di riflessione insieme a studiosi, accademici e artisti. Attraverso linguaggi diversi - fotografia, video, illustrazione, musica, installazioni e processi partecipativi - il progetto ha provato a costruire una narrazione corale del territorio dopo la fine dell'epopea industriale, facendo emergere risorse spesso invisibili: dal patrimonio paesaggistico alla presenza di nuove attività produttive, fino alla densità delle reti associative locali.
Nel 2023 la Fondazione decide di avviare una nuova fase, in cui l’arte contemporanea diventa strumento per intervenire sugli immaginari urbani ed aprire a nuove forme di relazione con lo spazio, anche portando attenzione ad aree scarsamente visibili agli stessi abitanti.
Si attiva un gruppo di lavoro, il Tavolo delle Idee, composto da curatrici ed esperte di arte contemporanea e di rigenerazione urbana, comitato scientifico con professioniste appartenenti a importanti enti culturali cittadini. Francesca Comisso, cofondatrice del collettivo a.titolo e insegnante dell'Accademia Albertina, Marianna Vecellio, curatrice del Castello di Rivoli - Museo d’Arte Contemporanea, Rita Cararo, presidente di Kallipolis, Orietta Brombin, curatrice del PAV - Parco Arte Vivente e insegnante dell'Accademia Albertina, e Chiara Lucchini, membro di Urban Lab Torino, collaborano con Fondazione Mirafiori in un dialogo generativo di duraturi cambiamenti nell'immaginario collettivo.
Negli ultimi anni il lavoro della Fondazione ha così iniziato a interrogarsi proprio sulla dimensione meno visibile della trasformazione urbana: quella simbolica
Da questo confronto si sviluppa un nuovo capitolo, “Mirafiori dopo il Mito. L’Oro di Mirafiori”, che diventa un programma di lungo periodo che utilizza l’arte contemporanea per creare nuovi dialoghi tra memoria industriale, paesaggio naturale e vita quotidiana.
Nell’ottobre 2025 inaugura nell’alveo del torrente Sangone l’opera IDOLO dell’artista britannico Mike Nelson. Selezionato dal Tavolo delle Idee anche per le sue installazioni spaziali che esplorano temi sociopolitici attraverso l'uso di materiali industriali recuperati, Nelson - già alla Biennale di Venezia e finalista al Turner Prize - è stato capace di sintetizzare in IDOLO l'omaggio al passato industriale del quartiere e, al tempo stesso, la riflessione sui concetti di ricchezza, di rifiuto e sulla relazione tra Industria e Natura.
Parallelamente Fondazione Mirafiori ha aperto una call per selezionare tre Spazi di Comunità interessati a ospitare residenze artistiche con la produzione di opere site-specific sviluppate da processi partecipativi: il Rifugio Antiaereo, sotto la chiesa della Visitazione di Maria Vergine e San Barnaba, il Circolo Arci Da Giau e la sede locale del CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche. A giugno 2026 sarà inaugurata la prima residenza artistica, affidata a Francesco Bertelé, presente all’attuale Biennale Arte di Malta.
Il 2025 si è concluso con la selezione di un gruppo di curatrici che si occuperà della Direzione artistica della prima edizione del Festival del Paesaggio Fluviale 2026, una nuova iniziativa che porterà a Torino momenti di ricerca, divulgazione e interventi concreti dedicati alla valorizzazione del paesaggio attorno al fiume Sangone. Il festival culminerà con la realizzazione di un’installazione permanente dell’artista portoghese Maja Escher. L’iniziativa si inserisce nel progetto europeo ClimaGEN – Urban Greening and Re-naturing for Urban Regeneration, Resilience and Climate Neutrality, che nei prossimi quattro anni coinvolgerà Fondazione Mirafiori, la Città di Torino e i partner torinesi, insieme ad altre nove città europee, in sperimentazioni con l’obiettivo di rafforzare la resilienza climatica urbana e accompagnare la transizione verso città più sostenibili e a basse emissioni.
“Mirafiori dopo il Mito. L’Oro di Mirafiori” diventa un programma di lungo periodo che utilizza l’arte contemporanea per creare nuovi dialoghi tra memoria industriale, paesaggio naturale e vita quotidiana
Queste iniziative si inseriscono in un quadro più ampio e sistemico che intreccia cultura, ambiente, politiche urbane e inclusione sociale.
In questa prospettiva l’arte contemporanea non viene utilizzata come semplice dispositivo estetico, ma come pratica capace di attivare nuovi sguardi sul territorio. Intervenire sugli immaginari significa aprire spazi di possibilità: immaginare il quartiere non più come periferia industriale in declino, ma come laboratorio urbano dove nuove forme di relazione tra comunità, paesaggio e produzione culturale sono possibili.
Per una fondazione di comunità - tradizionalmente impegnata soprattutto in azioni di welfare - questa scelta rappresenta una scommessa: che la trasformazione sociale passi anche attraverso dimensioni meno tangibili simboliche, narrative, culturali.
La fondazione di comunità è un investitore paziente, che può sperimentare e stare nella non prevedibilità dei risultati attesi che un linguaggio inedito come l’arte può generare: scardinare luoghi comuni e sollevare nuove domande sulla relazione tra presente e futuro.
La rigenerazione di un quartiere come Mirafiori non può riguardare soltanto ciò che si costruisce nello spazio fisico. Riguarda soprattutto le storie che una comunità riesce a raccontare su sé stessa - e le possibilità di futuro che riesce a immaginare.
Foto di copertina di Stefania Bona