Questo articolo è parte del primo numero de laRivista, l'approfondimento editoriale in cui cheFare unisce ricerca, analisi e spunti critici attorno alla cultura come leva di trasformazione.
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Il dibattito sul futuro e sul ruolo delle biblioteche pubbliche, di recente è stato molto intenso e ha coinvolto in modo differente molti paesi europei.
Tradizionalmente, la definizione del ruolo della biblioteca di pubblica lettura si è fondata sul modello della public library di ispirazione anglo-americana, caratterizzato dalla centralità dei servizi di reference, quali la catalogazione, la consultazione e il prestito.
Un modello che non è più in grado di rispondere alle esigenze attuali dell’utenza e sta lasciando spazio a nuove soluzioni aperte e a una maggiore diversificazione dei servizi.
Anche in Italia, professionisti e accademici del settore, si sono interrogati su quali dovranno essere gli elementi qualificanti della «biblioteca del futuro» in termini di servizi erogati, di forme di gestione, di governance e di sostenibilità economica, soprattutto in un momento di scarsità delle risorse pubbliche, in cui le biblioteche si configurano come possibili soggetti attuatori anche di politiche di welfare.
Le biblioteche si trovano dunque ad un bivio: da un lato devono far fronte alle nuove pratiche di consumo, alla sempre crescente digitalizzazione e alla necessità di valorizzare il patrimonio di cui dispongono; dall’altro devono andare incontro alle richieste e ai bisogni dei cittadini, che aspirano a vivere lo spazio bibliotecario in modi nuovi e con finalità che vanno ben oltre la semplice consultazione dei libri.
Bari, come molte città italiane, registra una forte concentrazione dei luoghi della cultura nelle sue zone centrali (musei, gallerie, teatri, biblioteche universitarie), impattando debolmente sui tessuti semi-periferici e periferici dal punto di vista del coinvolgimento, dove invece si avverte maggiormente l’esigenza di spazi di aggregazione e di relazione, tra i presidi culturali e la cittadinanza, per rafforzarne la consapevolezza civica e il capitale sociale. Su questi presupposti, nel 2018, l’Amministrazione, nell’ambito di una misura regionale di infrastrutturazione bibliotecaria, finanziata dai fondi europei, ha ideato Colibrì: un sistema di 11 piccole e medie realtà bibliotecarie di comunità, in 11 quartieri, co-gestite dal basso dalle realtà locali, individuate attraverso co-progettazione, per esercitare un ruolo di promozione socio-culturale, soprattutto nei contesti più vulnerabili.
Una rete di biblioteche diffuse, connesse tra loro da una piattaforma di catalogazione e servizi condivisa, progettate sulla base delle caratteristiche dei quartieri e disegnate come spazi democratici, accessibili e disponibili per lo studio, la lettura di libri, la consultazione di riviste, la fruizione espositiva, musicale e cinematografica, la partecipazione a talk, seminari e laboratori. Un network che fa riferimento alla public library regionale che sorge presso il centrale Parco Rossani e che è in grado di dialogare con il circuito delle biblioteche scolastiche, universitarie, provinciali e statali presenti in città, il sistema delle librerie e delle case editrici e la rete di animazione culturale Bari Social Book, connettendo i quartieri di Bari con il sistema di offerta culturale pubblico-privata più ampio.
La biblioteca pubblica di prossimità è
uno strumento prezioso di democrazia locale
In un contesto che presenta storicamente un forte policentrismo identitario e culturale di quartiere, affermare un sistema di biblioteche di prossimità, intese come luoghi di lettura, ma anche e soprattutto di promozione culturale, in forma intergenerazionale, con una stretta relazione con le scuole e le associazioni del territorio, rappresenta una grande opportunità, per affermare un nuovo modello di cittadinanza sociale. La biblioteca pubblica di prossimità, infatti, si propone come strumento prezioso di democrazia locale, garantendo pari opportunità d’accesso all’informazione, alla conoscenza, alla cultura e alla ricerca, specie per i pubblici normalmente esclusi dai circuiti culturali tradizionali, proponendo la lettura, il libro e l’istruzione come leve indispensabili non solo per la crescita individuale ma per l'emancipazione civile e sociale delle comunità.
Non a caso, un’attenzione speciale – nelle 11 biblioteche – è stata data ai bambini e agli adolescenti, a cui è dedicato uno spazio distintivo di fruizione, nonché la piattaforma Colibrì Young: un luogo virtuale di accesso a contenuti librari digitali e multimediali, organizzati su fasce di età.
I modelli di ispirazione del progetto Colibrì, risiedono nelle diverse esperienze internazionali che hanno segnato progressivamente la crescita delle biblioteche di prossimità. Si pensi al caso delle public library inglesi, che a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, favorirono l’alfabetizzazione e l’acculturazione delle classi socialmente più fragili, per qualificare la domanda politica e democratica. O alle biblioteche popolari milanesi, orientate all’empowerment educativo delle classi lavoratrici. Sotto il profilo della governance, le Maisons des jeunes et de la culture (MJC) in Francia, propongono un’inedita collaborazione pubblico-privato nella gestione, ibridando nel loro consiglio di amministrazione, rappresentanti dello Stato, della municipalità in cui sorgono e della società civile, quest’ultimi eletti direttamente dai cittadini, nonché futuri utilizzatori del servizio.
Il Sistema bibliotecario di Berlino, ancora, attualmente composto da quasi 200 biblioteche, organizzate su zone, si fonda su un modello che tende a specializzare e diversificare la distribuzione dei servizi sul territorio, differenziando la tipologia di sedi sui caratteri socio-culturali delle comunità, delle vocazioni, del tipo di servizi erogati e dei target generazionali (Kinderbibliotheken, biblioteche per bambini, le Jugendbibliotheken, biblioteche per ragazzi, le Fahrbiblioteken, biblioteche mobili, le Musikbiliotheken, biblioteche di musica, le Schulbibliotheken, biblioteche scolastiche).
Sul fronte interdisciplinare, il concept centre Dok di Delft (Discoteek, Openbare Bibliotheek e Kunstcentrum), in Olanda, rappresenta un modello contemporaneo ed esemplare di prototipo bibliotecario. Un supermercato trasformato in una delle biblioteche più all’avanguardia del mondo, a vocazione artistica, in una cittadina olandese tra Rotterdam e l’Aja, sede di una delle più prestigiose università tecniche e polo di ricerca internazionale. Lette in quest’ottica, plurale e generativa, le Biblioteche di quartiere, rappresentano quindi, una vera e propria sfida per la Città di Bari in termini di infrastrutturazione socio-culturale e di coinvolgimento attivo delle cittadinanze, favorendo il consolidamento di una trama educativa sui quartieri in grado di interloquire e dialogare con l’intero sistema di istruzione e culturale alla scala più ampia.
Un modello reticolare che valorizza le identità e le aspirazioni dei singoli luoghi e si propone al loro interno come centro propulsore di iniziative di cambiamento, di partecipazione e di crescita educativa. Le 11 biblioteche sono dotate di un’immagine coordinata e garantiscono standard comuni di vivibilità, comfort, catalogazione, gestione, fruizione e animazione. Ciascuna biblioteca, inoltre, oltre ai servizi ordinari di accoglienza, catalogazione, reference e prestiti, ospita al suo interno un set di spazi e dotazioni strumentali (emeroteca, digital library, fonoteca) che consente di diversificare la proposta culturale.
La rete Colibrì è dotata di software unico Sebina Next per la gestione e la catalogazione in back office che è incorporato nel portale https://biblioteche.comune.bari.it da cui è possibile, 24 ore su 24, effettuare ricerche per titolo, autore, soggetto, classificazione e serie, prenotare prestiti e consulenze, accedere alla piattaforma digitale ReteINDACO, che contiene risorse digitali gratuite (audiolibri, e-book, podcast, video) e a pagamento.
Sistematizzare e implementare il modello è stato molto oneroso per l’Amministrazione della Città di Bari, trattandosi di un progetto articolato, plurifondo e diffuso, che ha coinvolto 5 ripartizioni differenti (Politiche Educativ, Cultura, Lavori Pubblici, Patrimonio, Welfare) e ha presupposto un’intensa attività di sensibilizzazione e di animazione, sul fronte della co-progettazione con il terzo settore. Al contempo, le fonti finanziarie europee impiegate nell’infrastrutturazione (POR Puglia 2014-2020) e gestione (Pon Città Metropolitane 2014-2020), hanno consentito per ora di coprire il solo triennio di start-up delle biblioteche, consegnando l’esperienza al rischio di una fragilità successiva.
L’obiettivo strategico del progetto, nel medio-lungo periodo, è proprio quello di superare la fase di sperimentazione e capitalizzare il modello, internalizzandolo nel bilancio dell’Amministrazione, in cui storicamente non c’è spazio per la spesa corrente bibliotecaria né in organico è prevista una figura esperta di biblioteconomia.
Senza una reale presa di coscienza politica, che una rete di bibliotecaria di prossimità, assolva funzioni centrali e generative sul piano della cultura, dell’educazione e del welfare di una città, il rischio è che queste esperienze si limitino a svolgere un ruolo di sola animazione culturale, senza produrre impatti concreti sotto il profilo socio-economico e del lavoro di qualità.