Lunedì 01 settembre 2025
Contro i pavimenti appiccicosi
 
A proposito di biblioteche, lettura e futuri possibili

Questo articolo è parte del primo numero de laRivista, l'approfondimento editoriale in cui cheFare unisce ricerca, analisi e spunti critici attorno alla cultura come leva di trasformazione. 


Si legge qui, gratuitamente.

La biblioteca è una idea istillata nella mente                    


“La biblioteca è una idea istillata nella mente”. Racconto spesso come questa risposta di una giovanissima studentessa alla mia domanda “Che cos’è per te la biblioteca?” abbia fortemente cambiato la direzione delle mie ricerche¹. Erano gli anni del dottorato (il 2006 circa), studiavo l’applicazione della ricerca qualitativa all’analisi dell’utenza dei servizi bibliotecari² e la definizione di cosa fosse una biblioteca era sicuramente più piana di oggi³. Oggi, come mi è capitato di dire spesso, la definizione di biblioteca è un vero e proprio campo di battaglia: l’armonia tra significante e significato non è più di questo nome⁴.


Per me “La biblioteca è una idea istillata nella mente” fu la fondamentale presa di coscienza attraverso parole semplici che è l’idea a condizionare l’uso, i racconti che ne emergono e quindi il non-uso, le motivazioni che ci sono dietro e tutto il resto.


Approfondire l’idea ha significato in prima battuta lavorare per produrre dati che consentissero di parlare delle biblioteche in modo grounded, ovvero radicato, possibilmente non ideologico⁵.


Un’operazione complessa perché non esiste una medietà per le biblioteche e tutti sappiamo bene che ciò che è plausibile in un contesto può non esserlo in un altro.

Qui, infatti, tento di intraprendere un ragionamento assolutamente generale e quindi fortemente teorico con lo sguardo rivolto al futuro: le biblioteche sono le infrastrutture culturali di cui abbiamo bisogno? Se sì, come devono essere? Quali tratti distintivi dovrebbero avere?


In questo percorso sono stati gli studi di Michel de Certeau⁶ e di Gilbert Durand ad essere inevitabili proprio come «inevitabile è la rappresentazione» ovvero lo studio del concetto di immaginario inteso come «l’insieme delle immagini interiori ed esteriori che fanno parte del patrimonio simbolico di un soggetto, di un gruppo o di una società» che porta chi se ne occupa – io in questo caso – a sentirsi costantemente divisi «tra una sensazione di facilità insolita e difficoltà ineluttabile».⁷


Uno dei concetti fondanti della teoria di Durand è il tragitto antropologico dell’immaginario, ovvero l’incessante scambio che esiste, al livello dell’immaginario, tra le pulsioni soggettive e assimilatrici e le intimidazioni oggettive che provengono dall’ambiente cosmico e sociale. È il concetto stesso di tragitto ad aver reso per me sempre più evidente il grande ossimoro – l’incessante scambio – in cui siamo: le biblioteche pubbliche contribuiscono allo sviluppo di una comunità inclusiva, equa e solidale, favorendo il radicamento di una cultura dello sviluppo sostenibile, che sappia promuovere il dialogo interculturale e valorizzare le diversità come elemento di ricchezza – ci dicono alcuni fondamentali documenti – eppure solo il 10% dei cittadini le frequenta⁸.


Per questo, è diventato per me sempre più importante e urgente riflettere su una seconda questione che la risposta della giovane studentessa mi aveva suggerito, spalancandomi gli occhi sul fatto che prima ancora dell’idea ci sono i fattori che contribuiscono a istillarla.


Forse è stato fatto un errore


Uno dei fattori più legati all’immaginario delle biblioteche è il legame indissolubile con il libro che delle biblioteche è senza dubbio il simbolo. Certo per le biblioteche, da un certo punto in avanti, non deve essere stato il massimo avere un testimonial che viene dato per moribondo da un pezzo.


Solo per fare un esempio, era il 1977 quando Paolo Volponi rappresentava la crisi del potere dei libri e con essi delle biblioteche ed erano anni in cui i competitors nel “mercato dell’attenzione” erano decisamente meno numerosi e meno aggressivi:


Tanto più che i libri sono ormai in secondo piano, e bisogna dirlo con un po' di rammarico, nella cultura, dopo tanti altri strumenti: il visto, il parlato,
il trasmesso, il ricevuto, e tante altre varie somministrazioni.

Ormai i libri corrono il rischio di essere esclusi dalla vivacità del dibattito culturale, quasi come oggetti sacrali, da museo, appunto chiusi nelle biblioteche, che diventano a loro volta un po' chiese per l'ammonimento, luoghi esemplari di possibili buone condotte, di buone voci e di buoni propositi.⁹


Lontano dall’essere assimilato al cucchiaio, al martello, alla ruota, alle forbici – lo diceva Umberto Eco che il libro è esattamente così come sono loro, una volta inventati non è possibile fare di meglio – il libro a un certo punto si allontana dal quotidiano e diventa un oggetto sacrale¹⁰.


Un pericolo, dunque, e forse per questo è venuto piuttosto spontaneo intraprendere una narrazione delle biblioteche che ne valorizzasse l’innovazione proprio a partire dalla distanza con il libro. E con la lettura. Se le biblioteche si occupano di libri sono tradizionali, semi-morte; se intraprendono mestieri nuovi forse si salvano. La strada della promozione della lettura è pericolosa, i libri non attirano, si fa troppa fatica. Allora via con l’uncinetto e con lo yoga ecc.
 

Porto questi esempi solo per essere incisiva e traghettare velocemente il lettore dove voglio arrivare con il rischio di banalizzare un po’ la storia. È chiaro che non è stato sempre e solo così. Inoltre, vorrei che fosse chiaro che non ho assolutamente niente in contrario, penso sia importante anche questo, ma va riconosciuto che anche solo in termini quantitativi questo genere di narrazione non è servita a molto.
Anche quella è stata una semplificazione, una banalizzazione e – a mio avviso – in definitiva un errore.

Nonostante il grande sforzo fatto in termini comunicativi per prendere le distanze dai libri, il 90% dei cittadini non è entrato in biblioteca neanche una volta nell’ultimo anno. Nel frattempo però sono aumentati tutti gli analfabetismi possibili: quello funzionale, quello di ritorno, quello emotivo.


Il 98,6% degli italiani è alfabetizzato, ma sfiora il 30% la quota di cittadini tra i 25 e i 65 anni con limitazioni nella comprensione, lettura e calcolo: questo emergeva dall’indagine “Istruzione e futuro: un gap da colmare” realizzata per la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli dall’Istituto Carlo Cattaneo pochi anni fa. Sempre più diffusa è l’incapacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri: gli analfabeti emotivi hanno difficoltà a provare empatia, manifestando distacco e freddezza emotiva¹¹.


La causa non è certo da attribuire solo all’identità delle biblioteche (l’idea) ma al fatto che in termini di agenda setting – includo l’agenda dei media, l’agenda dell’opinione pubblica e l’agenda politica¹² – non ci sia stata una vera focalizzazione del problema (gli agenti che istillano l’idea) e continuano ad avvicinarsi alle biblioteche persone che sono già pronte, predisposte e sensibili al tema. Su questo gioca anche una questione generazionale¹³.


In gioco c’è il nostro pensiero narrativo, quello che ci aiuta a ritrovarci nelle incertezze del presente e del futuro. È attraverso quest’ultimo che si innescano la comprensione, l’elaborazione, l’interpretazione, la rievocazione di fatti ed esperienze che consentono di collocare i fatti stessi nel tempo e nello spazio, di fornire una spiegazione, di dare loro un significato, dunque di progettare azioni e di comunicarle agli altri. Sottotraccia ci sono gli studi di Jerome Bruner¹⁴.


Dunque, come detto, mi viene il dubbio che sia stato fatto un grande errore.


La conferma personalmente l’ho trovata studiando e intraprendendo una riflessione profonda e stratificata¹⁵ che non parte dalle biblioteche ma che alle biblioteche arriva, ancora una volta, come parte di una ipotetica soluzione, a partire da come funziona il nostro cervello, ovvero dal contributo delle neuroscienze.

La lettura ci salva

La faccio breve. A parte gli studi sul pensiero narrativo un altro ambito fondamentale per la progettazione delle biblioteche del futuro – il nostro punto di arrivo – sono quelli di Maryanne Wolf, nota scienziata cognitiva che insegna all’Università della California a Los Angeles e che in un fondamentale volume dal titolo Proust e il calamaro, storia e scienza del cervello che legge ha descritto l’evoluzione e l’attività del nostro cervello quando è impegnato a leggere, dimostrando che quando leggiamo accade che immediatamente cominciamo a essere degli umani migliori.

La lettura profonda arricchisce la nostra emotività, producendo una forte attitudine all’empatia (subito torna in mente l’analfabetismo emotivo). Poi certo siamo anche più colti, capaci di comprendere ciò che ci circonda – dalle istruzioni di un elettrodomestico al bugiardino di un farmaco, dall’assurdità di certe fake news alle ragioni più profonde di fatti apparentemente incomprensibili – e dunque possiamo agire consapevolmente ecc.

Questo è per me uno degli agenti che potrebbero istillare l’idea di biblioteca di cui abbiamo bisogno. Anche quando non lo sappiamo, come avviene nella maggior parte dei casi. 


Su questo dovremmo agire di più e, dunque, direi che invece di prendere le distanze dai libri con lo yoga e l’uncinetto (avremmo dovuto) dovremmo urlare a gran voce il sodalizio… con la funzione dei libri in qualsiasi loro forme, ovvero lettura. Con le storie. Certamente questo significa assumersi una grande responsabilità e rimboccarsi moltissimo le maniche affinché si ampli la soglia di contatto, come direbbe Alessandro Bollo, attraverso l’attivazione di un dialogo e di un ascolto attivo dei pubblici che soprattutto nei contesti più fragili sono determinanti per superare gli eventuali conflitti sociali che spesso vedono le biblioteche protagoniste¹⁶.

Se un bambino che vive in una famiglia con poche risorse economiche, in una casa senza libri,  incontra una biblioteca, la sua vita può prendere una piega completamente diversa¹⁷. Questo dovremmo urlare.
La buona notizia è che siamo ancora in tempo, anzi direi che questo è il momento giusto per farlo perché il fatto è che si sta lavorando ad alcuni grandi progetti di biblioteche che apriranno le porte al pubblico nel 2026. Le biblioteche del futuro¹⁸.

Qui dobbiamo sfoderare tutta la nostra capacità di valorizzare il ruolo delle biblioteche come agenzie educative, preposte allo sviluppo di ogni genere di literacy, non solo la digital literacy e l’information literacy, ma anche la reading literacy e la emotional literacy. Le biblioteche devono essere capaci di sviluppare una “narrazione” che ne mostri tutta la ricchezza, le potenzialità, il potere creativo¹⁹.

Antony Marx, l'attuale presidente della New York Public Library, una delle istituzioni civiche, culturali ed educative più importanti di New York, di ispirazione per le biblioteche di tutto il mondo, in quel bellissimo documentario di Frederick Wiseman presentato alla 74ª Mostra cinema di Venezia dal titolo Ex Libris - the New York Public Library ha disegnato chiaramente questa traiettoria dicendo: «Stiamo trasformando le nostre sedi da depositi a spazi magnifici ma passivi a centri educativi».

Lo stesso mi pare stia accadendo per esempio nella iconica biblioteca Gabriel García Márquez di Barcellona, specializzata in letteratura latino-americana, per ricordare e valorizzare i tanti scrittori e poeti che vissero a Barcellona: García Márquez, appunto, ma anche Vargas Llosa, Carlos Fuentes, Julio Cortázar, tutti riuniti intorno alla famosa agente Carme Balcells che diede vita al boom degli scrittori sudamericani, contribuendo alla diffusione della loro letteratura nel mondo. 


La Gabriel García Márquez è una biblioteca che, a sentire la sua direttrice, ha puntato tutto sull'impatto culturale e formativo, senza riserva alcuna, tanto che anche esteticamente è fortemente valorizzato il suo rapporto con la lettura. Si avvicina alla rappresentazione di una pila di libri aperti, con pagine piegate e perforate, dove ogni “libro” viene creato da una struttura in pannelli di legno orientati in diverse direzioni, definite da esigenze strutturali, di illuminazione, da un programma funzionale ecc.²⁰. Questa biblioteca ha vinto il premio per la biblioteca più bella del mondo dell’IFLA. Si tratta di una esperienza meritevole di essere approfondita nella sua portata più profondamente innovativa che trova una esemplificazione nella “stanza dei sensi”, pensata per bambine e bambini con difficoltà di apprendimento e in una radio – radio Maconda in onore a Macondo di Cent’anni di Solitudine – che mette in dialogo le biblioteche di Barcellona con la cittಹ.


L’esclusività di un rapporto e la contro-dipendenza
 

Nella riflessione su questa traiettoria è fondamentale però non fermarci alla nostra zona di comfort e ripensare il rapporto delle biblioteche con il libro in tutte le sue forme e soprattutto con la lettura²². Ora mi avvalgo di una metafora forte e forse azzardata per raccontare il rapporto delle biblioteche con la lettura che mi pare proprio come quello di due persone che si incontrano, decidono di frequentarsi e a un certo punto, si pongono reciprocamente una domanda che suona più o meno così: Noi cosa siamo?

La risposta tira in ballo una questione complicata che ha a che vedere con l’esclusività del rapporto. Alle volte se i rapporti non sono sani si genera una dipendenza affettiva, altre volte – e se ne parla meno – una contro-dipendenza: una persona contro-dipendente è colui o colei che scappa dalle relazioni troppo stabili perché totalizzanti. Ecco il rapporto delle biblioteche con la lettura, lontano dall’essere piano, mi sembra un po’ così. Andrebbe ridefinita l’esclusività della relazione, ovviamente a partire da una conoscenza profonda di come la lettura si colloca nell’ecosistema digitale²³ e con alcuni presupposti fondamentali, alcuni dei quali per brevità sintetizzo come di seguito, avvertendo però che queste sono questioni non sempre centrali nella biblioteconomia e non sempre riconosciute dai bibliotecari:

  • La tecnologia della mente umana ha bisogno di spazi e tempi precisi quando è in azione di fronte a un testo²⁴: dobbiamo tenere presente che il nostro ritmo di vita fa sì che le occasioni per leggere siano poche e brevi. Lo spazio della biblioteca va progettato tenendo in grande considerazione la questione del tempo e del suo ritmo²⁵;

  • Parlando di lettura va definitivamente superata la contrapposizione fra analogico e digitale²⁶. Le biblioteche devono regolarsi di conseguenza e cominciare a disegnare il proprio posizionamento su questo, valorizzando molto di più il prestito digitale, per esempio;

  • Nel digitale tutto è lettura e per questo tutti i sensi possono essere implicati. Lo spazio della biblioteca deve essere pensato in tal senso a partire dalla ridefinizione del set e del setting. Una riflessione nuova si fa strada rispetto alla valorizzazione delle collezioni²⁷;

  • Ogni dispositivo consente una diversa gestione dell’attenzione durante la lettura e dunque impatta in modo diverso su emozioni e memoria. Le biblioteche dovrebbero essere agenzie di educazione alla lettura in tutte le sue forme. Grande spazio ovviamente si apre per la riflessione sul cervello bilingue (o anfibio) da una parte e sulla lettura sociale dall’altra²⁸;

  • Nel digitale l’attitudine alla lettura si mescola con la voglia di raccontare e scardina lo stereotipo secondo il quale i più giovani sono passivi e pigri. Si apre per le biblioteche la grande opportunità di collocarsi nell’ambito della produzione culturale²⁹.

Non è un caso che nelle cinque tesi per le biblioteche del futuro recentemente presentate in un importante convegno che si è tenuto a Milano il 26 settembre scorso dal titolo Libro città aperta, organizzato dalla Fondazione Mondadori, la quinta tesi dica:

La biblioteca produce cultura. Come organismo vivente essa è generatrice di stimoli, offre lo spazio per nuovi saperi che nascono dalla serendipità, dalle connessioni, dallo scardinamento dei confini disciplinari che la biblioteca per sua natura genera.

Potrà essere così se saremo consapevoli che devono ancora accadere tante cose, alcune delle quali imprevedibili e che le biblioteche possono essere le infrastrutture culturali di cui abbiamo bisogno per la loro capacità di supportare l’esigenza di imparare lungo il corso di tutta la vita, andando oltre gli specialismi così da dare luogo al formarsi di nuovi saperi.

La pluralità di linguaggi e di tipologie che caratterizza i documenti presenti nelle biblioteche testimonia in modo tangibile la complessità, la varietà, la multiformità del sapere contemporaneo. La sfida è mettere a sistema tutto questo affiancando alla conservazione, alla valorizzazione, alla mediazione, l’accesso, l’uso e la produzione culturale. Anche la valorizzazione delle collezioni storiche dovrà rispondere ad una visione dinamica che guardi sempre e comunque alla contemporaneità. In biblioteca nascono contaminazioni e percorsi interdisciplinari e interculturali di cui avremo sempre più bisogno. L’ambizione è una biblioteca vivente e generatrice che combatte ogni forma di esclusione. La biblioteca conserva la biodiversità del pensiero dispiegato nella storia umana. Tutto ciò potrà accadere se verrà valorizzata la componente intellettuale della professione bibliotecaria e se verrà largamente condivisa nelle società di riferimento.

Le biblioteche contro i pavimenti appiccicosi


Torno per un attimo ai dati evocati all’inizio. Quel grande lavoro sul sistema informativo delle biblioteche italiane è stato anche un modo per individuare alcuni problemi: i comuni italiani privi di una biblioteca sono ben 2.869 e la maggior parte di essi è nel Mezzogiorno; 7,5 milioni di abitanti sono esclusi da questa opportunità; circa il 40% delle biblioteche pubbliche si reggeva nel 2019 su personale volontario quindi mediamente non adeguatamente preparato; solo il 3% circa delle biblioteche può essere definito polifunzionale, ovvero capace di fare fronte a tanti diversi servizi insieme³⁰.


Queste sono alcune delle criticità sulle quali sarebbe necessario intervenire – il primo tema all’ordine del giorno è a mio avviso lo stato di salute della professione³¹ – poi ci sono anche le grandi opportunità. La maggior parte emergono da ricerche caratterizzate anche da un impianto qualitativo in cui cioè viene indagato e valorizzato il sentire delle persone che frequentano le biblioteche, vissute come una casa delle opportunità:


[La biblioteca] è il motivo per cui, anni fa, scelsi di lasciare il mio paesino del Sud Italia (privo di biblioteche) per trasferirmi in una grande città (dove le biblioteche funzionano). È un’opportunità, per me e per le mie bambine” (Donna, 35-44 anni, Roma).³²


Ci sono migliaia di testimonianze che enfatizzano il ruolo delle biblioteche nell’intercettare libri che cambiano la vita, nel rappresentare uno spazio di benessere mentale e di tempo riconquistato, io ho scelto di valorizzare questa ultima citazione perché consente di vedere bene la ricaduta in termini di possibilità che le biblioteche possono offrire e di rispondere alle domande iniziali: le biblioteche sono le infrastrutture culturali di cui abbiamo bisogno? Se sì come devono essere? Quali tratti distintivi dovrebbero avere³³?


La mia risposta è sì potranno essere le infrastrutture culturali di cui abbiamo bisogno a patto che sia ridefinito profondamente il rapporto delle biblioteche con la lettura nel paradigma dello sviluppo umano. Non è una proposta conservatrice e reazionaria, per come la vedo io, al contrario è militante e all’insegna della rottura di uno schema.

Ci sarebbe tanto da dire sulla postura che la biblioteconomia potrebbe avere in questa transizione, uscendo con maggiore enfasi da una dimensione di a-temporalità in cui mi pare possa rischiare di cadere con pericolosi effetti collaterali, se continua ad adagiarsi su concetti statici.


Solo così le biblioteche potranno sempre più essere inserite pienamente tra i determinanti sociali della salute, per esempio dentro il sistema dell’istruzione
e dell’educazione informale – nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile è già così – potendo collocarsi tra gli elementi che favoriscono la mobilità sociale, ovvero contrastando la logica dei cosiddetti “pavimenti appiccicosi” (sticky grounds) e dei “soffitti appiccicosi” (sticky ceilings) che vede sempre più improbabile per chi nasce alle vette della stratificazione sociale perdere i propri privilegi così come per chi parte dalle retrovie trovare prospettive di miglioramento³⁴.

Note


¹ La ricerca è raccontata nel libro Chiara Faggiolani, Posizionamento e missione della biblioteca. Un’indagine su quattro biblioteche del Sistema bibliotecario comunale di Perugia, Roma, AIB, 2013.


² Chiara Faggiolani, Ricerca qualitativa per le biblioteche. Verso la biblioteconomia sociale, Milano, Editrice Bibliografica, 2012.


³ Riferimento fondamentale Giovanni Solimine, La biblioteca. Scenari, culture e pratiche di servizio, Roma-Bari,Laterza, 2004.


⁴ Cfr. Chiara Faggiolani, Porosità e permeabilità di un nome. Riflessioni intorno al volume di Maria Stella Rasetti La biblioteca e la sua reputazione, «Biblioteche oggi », 40 (2022), n. 7, p. 3-11.


⁵ Faccio riferimento al lavoro dedicato alla costruzione di un sistema informativo e valutativo delle biblioteche italiane che poggia sul fondamentale censimento delle biblioteche dell’Istat e che vede nell’introduzione di un indicatore dedicato alle biblioteche nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat un fondamentale traguardo. Cfr. Chiara Faggiolani, Un indicatore dedicato alle biblioteche nel Rapporto BES dell’Istat: una grande conquista per il nostro settore. «AIB studi», 61 (2021), n. 1, p. 9–10. Su questa linea si inserisce l’istituzione in Sapienza di un Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche – BIBLAB nel 2020. Questo è il contesto in cui si sta sempre più definendo un repertorio di indagini con approccio misto da intendersi come un ecosistema di ricerca.


⁶ Michel de Certeau, L’invenzione del quotidiano, prefazione di Michel Maffesoli, Roma, Edizioni Lavoro, 2001.


⁷ Gilbert Durand, Le strutture antropologiche dell’immaginario. Introduzione all’archetipologia generale, Bari, Dedalo,1996.


⁸ Rimando al Manifesto IFLA-UNESCO delle biblioteche pubbliche pubblicato in «AIB Studi», 62 (2022), n.2, p.431–434. https://doi.org/10.2426/aibstudi-10097 e alla Carta delle biblioteche di Milano, https://milano.biblioteche.it/cartadimilano/ . I dati sull’uso delle biblioteche sono appunto ripresi dall’indicatore Fruizione delle biblioteche nell’ultimo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile.


⁹ Paolo Volponi, Letteratura e lettura dentro e fuori delle biblioteche in Biblioteche e sviluppo culturale: atti del Convegno organizzato dal Comune di Milano, 3-5 marzo 1977, a cura del Comune di Milano, materiali raccolti da Anna Maria Rossato, Roma, Editori riuniti, 1978, p. 19.


¹⁰ Si può fare riferimento al regime del mecenatismo di produzione culturale che, dice Pier Luigi Sacco, «assegna al museo, alla biblioteca e al teatro un ruolo di ‘templi del sapere’ ai quali si accede, fondamentalmente, per elevarsi, ovvero per godere di esperienze estetiche e conoscitive esemplari che sollecitano allo stesso tempo le nostre facoltà cognitive e le nostre emozioni e promuovono il nostro sviluppo umano». Cfr. Pier Luigi Sacco, Piattaforme digitali aperte, luoghi della connessione: le biblioteche e la sfida dell’inclusione, «AIB studi», 60 (2020), n.3, https://doi.org/10.2426/aibstudi-13007


¹¹ Si veda per esempio Brian Matthews, Engaging Education. Developing Emotional Literacy, Equity and Co-education, Open University Press 2006.


¹² Si veda per esempio Maddalena Battaggia, Agnese Bertazzoli, Camilla Quaglieri, Le biblioteche nella mente della politica: la politica bibliotecaria nei programmi elettorali delle elezioni amministrative 2021-2022, «AIB studi», 62 (2022), n.3, p. 535–557. https://doi.org/10.2426/aibstudi-13781


¹³ Faccio riferimento ai risultati dell’indagine “La biblioteca per te”, realizzata da BIBLAB, Rete delle reti e AIB, la più grande indagine realizzata sull’impatto delle biblioteche pubbliche nel nostro paese. Chiara Faggiolani, Biblioteca casa delle opportunità: cultura, relazioni, benessere. Report dell’indagine “La biblioteca per te”, Roma, Sapienza Università Editrice, 2021.


¹⁴ Jerome S. Bruner, La mente a più dimensioni, Roma-Bari, Laterza, 2003.


¹⁵ Intendo dire determinata dall’incontro con diversi approcci disciplinari da leggersi qui come tanti diversi strati che si sono sedimentati nel tempo.


¹⁶ Rimando per esempio agli studi di Mariangela Roselli, La relazione di servizio pubblico in biblioteca: la dimensione sociale della mediazione, «AIB studi», 59, (2020), n.1-2, https://doi.org/10.2426/aibstudi-11887. Si veda anche Serge Paugam, Camilla Giorgetti, Des pauvres à la bibliothèque: enquête au Centre Pompidou, Paris, Presses universitaires de France, 2013; Denis Merklen, Pourquoi brûle-t-on des bibliothèques ?, Villeurbanne, Presses de l’enssib. Uno sguardo di ricerca pressoché assente in Italia e in questo momento oggetto di approfondimento nel percorso di dottorato di Michela Donatelli con la tesi Nel mondo delle cose umane. La biblioteca tra spazio pubblico e spazio letterario presso l’Università di Roma Tre (Tutor: Prof.ssa Milena Gammaitoni, Co-tutor: Prof.ssa Chiara Faggiolani).


¹⁷ Rimando all’ultimo Atlante Save the Children.


¹⁸ Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza  prenderanno forma a Roma entro il 2026 9 nuovi poli civici culturali di innovazione a servizio delle comunità a integrazione della rete bibliotecaria esistente. A Milano la nuova BEIC, a Torino la nuova Civica ecc.


¹⁹ Su questo suggerisco la lettura del volume di Gino Roncaglia, L’architetto e l’oracolo, Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT, Roma-Bari, Laterza, 2023. In particolare la parte IV del libro.


²⁰ La biblioteca è stata realizzata dagli architetti Elena Orte e Guillermo Sevillano, dello Studio Suma.


²¹ Si veda https://ajuntament.barcelona.cat/biblioteques/ca/bibgarciamarquez e il video di presentazione:https://www.youtube.com/watch?v=olhkZ5sZ2H0&t=248s


²² C’è un percorso di letture da intraprendere che prevede l’incontro con alcuni autori fondamentali. Nel nostro contesto ne cito solo alcuni, penso a Giovanni Solimine, Maurizio Vivarelli, Luca Ferrieri, Gino Roncaglia.


²³ A questo è dedicato il progetto NEREIDE - NEw Reading Experiences In the Digital Ecosystem (PRIN 2022) in corso di realizzazione in collaborazione tra Università di Roma Tre (coordinatore scientifico Gino Roncaglia) e Università Sapienza (con la sottoscritta e Maurizio Vivarelli).


²⁴ Giovanni Solimine, Cervelli anfibi, orecchie e digitale: esercizi di lettura futura, Fano, Aras Edizioni, 2023, p. 37.


²⁵ Chiara Faggiolani, Riprogettare il tempo delle biblioteche per lo sviluppo umano, «cheFare», 30-3-2023, https://che-fare.com/almanacco/riprogettare-il-tempo-delle-biblioteche-per-lo-sviluppo-umano/


²⁶ Per una disamina rimando a una mia riflessione I divenenti. Due libri e un documentario per progettare la lettura nel futuro, «cheFare», 12-10-2023, https://che-fare.com/almanacco/i-divenenti-due-libri-e-un-documentario-per-progettare- la-lettura-nel-futuro/


²⁷ Sara Dinotola, Le collezioni nell’ecosistema del libro e della lettura. Nuovi modelli di valutazione, organizzazione e comunicazione, Milano, Editrice Bibliografica, 2023.


²⁸ Si vedano gli studi di José-Antonio Cordón-García. Rimando anche a Le reti della lettura: tracce, modelli, pratiche del social reading, a cura di Chiara Faggiolani, Maurizio Vivarelli, Milano, Editrice Bibliografica, 2016.


²⁹ Un riferimento importante di questa traiettoria è Pier Luigi Sacco, Piattaforme digitali aperte, luoghi della connessione: le biblioteche e la sfida dell’inclusione, «AIB studi», 60 (2020), n.3, https://doi.org/10.2426/aibstudi-13007


³⁰ Di veda Le biblioteche nel sistema del benessere. Uno sguardo nuovo, a cura di Chiara Faggiolani, Milano, Editrice Bibliografica, 2022 e Chiara Faggiolani; Alessandra Federici, La vitalità delle biblioteche italiane: una nuova geografia post-pandemia. In: Le tre leve della biblioteca: innovazione, prossimità, comunità. Relazioni del Convegno delle Stelline 10-11 Marzo 2022, Milano, Editrice Bibliografica, 2022, p. 7-20


³¹ Una professione fortemente caratterizzata da un’assenza di riconoscimento sociale, scarso prestigio, scarso impatto al di là delle specifiche competenze tecniche legate alla gestione bibliografica e catalografica. Cfr.31 .


³² Faccio riferimento ai risultati dell’indagine “La biblioteca per te”, realizzata da BIBLAB, Rete delle reti e AIB, la più grande indagine realizzata sull’impatto delle biblioteche pubbliche nel nostro paese. Chiara Faggiolani, Biblioteca casa delle opportunità: cultura, relazioni, benessere. Report dell’indagine “La biblioteca per te”. Roma: Sapienza Università Editrice, 2021.


³³ Faccio riferimento al concetto di posizionamento e penso naturalmente agli studi di François Colbert.


³⁴ Parole dell’ultimo Rapporto Caritas (p. 41).


Foto di pranav adarsh su Unsplash

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