Questo articolo è il primo di una serie di sei in cui raccontiamo Game Ground, il festival nato a Bolzano nel 2021 per esplorare il videogioco come spazio culturale, creativo e sociale aperto a tutti: gamer esperti, neofiti, artisti, sviluppatori, educatori, curiosi. In questi articoli, cerchiamo di indagare il linguaggio e la pratica del videogioco, il suo impatto sulla società, il ruolo delle amministrazioni e delle associazioni nel costruire attraverso il gioco occasioni di incontro e sperimentazione.
“Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”, scriveva Platone più di duemila anni fa, senza immaginare che quella del gioco – e del videogioco – sarebbe diventata una sfera determinante nella produzione culturale degli esseri umani. Oggi, a distanza di secoli, il mondo dei videogiochi ha subito una trasformazione radicale, evolvendosi da semplice forma di intrattenimento a fenomeno globale che coinvolge milioni di persone di tutte le età, e che traccia le tendenze emergenti in tanti altri settori. I videogiochi non solo intrattengono, ma educano, uniscono e, in alcuni casi, sollevano questioni sociali e politiche. Con l'avvento di tecnologie come la realtà virtuale e l'intelligenza artificiale, si arricchiscono di un'esperienza immersiva che sfida i confini della creatività e della narrazione, affermandosi come i nuovi protagonisti di una comunità globale sempre più interconnessa.
A Bolzano nel 2021 è nato un festival che celebra la cultura videoludica in tutte le sue forme: è Game Ground, un evento dedicato al mondo dei videogiochi che si tiene ogni autunno. La manifestazione, giunta alla quinta edizione, porta in città tornei, workshop, conferenze e presentazioni di nuovi titoli, con l’obiettivo di attrarre un pubblico diversificato, dai neofiti ai gamer esperti, dai professionisti del settore agli appassionati. Un ambiente di condivisione e apprendimento che favorisce lo scambio e l'incontro.
“Parlare del videogioco oggi è come parlare del cinema negli anni Cinquanta: è un’industria che influenza la cultura e la società”, spiega Aaron Damian, fondatore del festival e direttore dell’associazione che lo organizza, BeYoung. “Anche i politici, sempre più spesso, sono videogiocatori. Tutto questo ha un impatto sul nostro modo di raccontare, o sulle parole che scegliamo: pensiamo a termini come blastare (attaccare e umiliare verbalmente), o spawnare (apparire in un posto improvvisamente), che vengono dal mondo del videogioco e oggi sono di uso comune. Il punto di forza del videogioco è che ti fa entrare in forte empatia con la situazione che stai affrontando, e questo ha un enorme potenziale, perché puoi tentare un’esperienza, morire e riprovare. Certo, questo può avere anche esiti negativi: alcuni ragazzi usano il contesto digitale per sfuggire dalla vita vera. La vera differenza la fa l’accompagnamento da parte degli adulti, che non devono abbandonare i ragazzi nell’esperienza di gioco, ma condividerla con loro e orientarli”.
La vera differenza la fa l’accompagnamento da parte degli adulti, che non devono abbandonare i ragazzi nell’esperienza di gioco, ma condividerla con loro
La storia di Game Ground inizia nel mezzo della pandemia, quando un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 30 anni dà vita, dal basso, a Radio Quarantena, mettendo in piedi varie trasmissioni su diversi argomenti. Una di queste riguarda proprio i videogiochi. “Avevo comprato da poco la PlayStation 5, e così sono stato invitato a parlare”, racconta Aaron. “Fin dal primo Nintendo, ho sempre avuto computer e videogiochi in casa, ma in pandemia ho rispolverato la mia passione”. Nel 2020 il mercato dei videogiochi in Italia ha registrato una performance storica, generando un giro d’affari di oltre due miliardi di euro, con una crescita del 22% rispetto al 2019. Un trend che è andato consolidandosi negli anni a venire: nel 2023 il business si è assestato oltre i 2,3 miliardi di euro. Per fare un confronto, nello stesso anno l’industria musicale ha fatturato 440 milioni, mentre gli incassi dei cinema con sono stati di 495 milioni.
“Alla fine del 2020 BeYoung in dialogo con l’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia autonoma di Bolzano ha iniziato a progettare un festival del gaming”, racconta Aaron. “Le parole d’ordine erano tre: accessibilità, approfondimento, sperimentazione. Accessibilità significa riuscire a intercettare persone che non sono nei circuiti tradizionali della cultura o nei centri giovanili. Approfondimento vuol dire entrare dentro al tema con qualità, invitando esperti di tutta Europa. Sperimentazione indica la volontà di creare qualcosa di nuovo insieme alle persone”.
L’associazione BeYoung opera in tutta la Provincia di Bolzano portando avanti progetti culturali rivolti a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 35 anni. L’attività spazia dal teatro al cinema, dal lavoro ai videogiochi. “L’obiettivo di BeYoung è quello di permettere alle nuove generazioni di trovare spazi e occasioni per le proprie idee e progetti, e soprattutto porsi come punto di snodo dei flussi creativi di ragazze e ragazzi”, spiega Aaron.
È in questo humus che fiorisce Game Ground, che nell’ultima edizione è riuscito a coinvolgere un pubblico di circa 7mila persone provenienti da tutta Italia. Il festival dura dieci giorni e gli eventi sono dislocati in vari punti della città, tra musei, conservatorio, cinema, centro commerciale. Tra le location c’è anche il coworking DrinBZ e lo storico Circolo cittadino, che con le sue sale affrescate ospita i videogiochi di ultima generazione. Ma la vera casa del festival è Castel Mareccio, che con le sue stanze, il cortile e i corridoi diventa un immenso labirinto in cui perdersi tra mostre interattive, panel, show, workshop, tornei, hackathon.
Tra le attività ci sono le game jam, che coinvolgono ragazzi e ragazze per imparare a realizzare un videogioco da zero, e le speedrun, con videogiocatori professionisti che si sperimentano nel completare un videogame nel minor tempo possibile. “Il videogioco non è un passatempo, ma un impegno intellettivo: per raggiungere certi livelli servono delle capacità specifiche”, spiega Aaron. “Anche nel gaming bisogna allenarsi con costanza, proprio come si fa nello sport: fin dagli anni Settanta si è cominciato a organizzare competizioni internazionali di videogiochi, che sono cresciute tantissimo con l’avvento di internet nei primi anni Duemila. Oggi esistono le Olimpiadi, e anche le Olimpiadi dei videogiochi”.
Quando i ragazzi si bloccano in un punto cieco,
li aiutiamo a trovare soluzioni inesplorate
L’appuntamento è ogni mercoledì pomeriggio: i ragazzi hanno a disposizione due computer performanti con software di sviluppo videogiochi, modellazione digitale, game design, programmazione informatica, composizione musicale. “Due ragazzini hanno quasi finalizzato il loro progetto”, racconta Luca. “Sono arrivati da noi con un’idea generale di storia, e noi abbiamo fatto molte domande per riuscire a calarla nel concreto. Li abbiamo fatti giocare con videogiochi simili, poi abbiamo ripreso in mano l’idea e l’abbiamo riscritta da zero, migliorando le dinamiche di gioco”. È così che, da un horror classico, si è passati a un videogioco che parla di un virus cibernetico che si riesce a trasferire anche agli umani, attraverso una sorta di chiavetta USB da cui spunta l’ago di una siringa. “Quando il videogioco sarà pronto, cercheremo di capire insieme a loro come distribuirlo: impareremo come si contatta una casa di produzione, quali sono le migliori piattaforme di vendita… Anche questa è una parte importante della filiera”.
È così che i fruitori del festival portano le loro idee, si impegnano in prima persona e – in alcuni casi – diventano parte dell’organizzazione. È quello che è successo a Rayan Jaafari, 17 anni, che nel 2022 ha “scoperto” Game Ground attraverso la pagina Instagram. “Ho iniziato a giocare quando avevo sette anni, con i classici Fifa e Call of Duty”, racconta. “Adesso gioco un po’ di meno, ho meno tempo, ma la passione rimane”. Aveva 15 anni quando ha partecipato per la prima volta a Game Ground: insieme a un amico è andato a vedere il concerto di Giorgio Vanni, che ha composto e cantato alcune storiche di sigle di cartoni animati come Dragonball, Pokemon, One Piece e Detective Conan. “Ho seguito anche altri eventi, e un giorno sono finito per caso nell’ufficio BeYoung”, racconta. “Sono diventato socio, e nel 2024 sono stato coinvolto nell’organizzazione del festival”.
Oltre a coordinare parte delle attività, Rayan ha avuto anche l’opportunità di presentare alcuni eventi. “Ero molto spensierato, non avevo ansia”, dice. “Durante il festival, stare nella zona staff significa entrare in contatto con tanti artisti. Colpisce trovarsi lì questi personaggioni, lavorare con loro, parlarci. In alcuni casi si resta in contatto: con lo youtuber Chroma ho fatto molte chiacchiere e poi abbiamo iniziato a seguirci sui social. Ogni tanto ci scriviamo”. E conclude: “Se io a sette anni avessi avuto l’opportunità di partecipare a un evento come questo, sarei stato il bambino più felice del mondo”.
Foto di Game Ground e Giulia Torresani