Costruire comunità. Il metodo LUCI: una nuova alleanza tra chi vive, pianifica e governa la città

L’integrazione di opinioni, percezioni, abitudini delle cittadine e dei cittadini all’interno dei quadri conoscitivi risulta fondamentale per informare strategie politiche di governo dei Beni comuni e, più in generale, del territorio. Le conoscenze non esperte, infatti, possono suggerire chiavi interpretative inaspettate e originali, portando ad analizzare il contesto urbano e le sue problematiche da molteplici prospettive: citando Fareri, infatti, la 

«consapevolezza della rilevanza di forme diverse di conoscenza vuol dire […] legittimare il coinvolgimento di un vasto campo di attori nel processo progettuale in quanto portatori di input conoscitivi utili al disegno di una soluzione efficace», e ancora, «non vi è dubbio che una categoria specifica di soggetti – gli abitanti – è l’unica in grado di mobilitare nei processi quelle conoscenze (di tipo ordinario) che derivano dall’esperienza quotidiana dei luoghi in cui si vive, si lavora, ci si diverte, ecc.: conoscenze che possono rivelarsi fondamentali per il disegno di soluzioni efficaci. In questo senso la partecipazione degli abitanti è necessaria in quanto essa consente di mettere in gioco supporti conoscitivi che nessun altro soggetto sarebbe in grado di mobilitare». 

Molte città italiane hanno avviato, negli ultimi anni, sperimentazioni e progetti di coinvolgimento attivo delle cittadine e dei cittadini nella produzione di conoscenza territoriale e nella definizione di priorità politiche in diversi settori. Ma l’apertura delle Amministrazioni comunali a questo tipo di collaborazione con la comunità locale non è diffuso uniformemente sul territorio nazionale e ciò comporta una grande differenziazione sul piano della partecipazione civica alla vita politica e amministrativa degli Enti locali italiani. 

Molto spesso accade che alle “mancanze” e alle chiusure dei decisori politici sul piano del coinvolgimento attivo delle cittadine e dei cittadini nella definizione di decisioni strategiche sopperiscano iniziative promosse da enti del Terzo settore e da quell’insieme di comitati, movimenti, associazioni definito “società civile”.

Il progetto “LUCI – Laboratori Urbani per Comunità Inclusive” rappresenta un caso concreto di intermediazione tra comunità locali e Amministrazioni pubbliche, ideato da una Associazione di Promozione Sociale, in collaborazione con una ricca rete di partner e con il supporto tecnico-scientifico del Planning & Climate Change Lab dell’Università Iuav di Venezia, al fine di incentivare lo sviluppo di pratiche partecipative nella definizione di politiche e strategie di governo e cura del territorio. 

Pubblichiamo un estratto da Costruire comunità e territori resilienti (Anteferma)

 

LUCI ha quindi sperimentato una metodologia volta ad avvicinare le Amministrazioni locali, le cittadine e i cittadini, e le loro organizzazioni, a rapporti di tipo collaborativo e partecipativo nella gestione della cosa pubblica, con particolare attenzione a quegli spazi urbani identificati dalle cittadine e dai cittadini stessi come Beni comuni. Nei suoi due anni di svolgimento, ha dimostrato infatti come interventi puntuali su Beni comuni urbani possano diventare, se messi a sistema, il motore di processi di rigenerazione urbana e sociale concepiti dal basso, a partire dalle percezioni, dalle esigenze e dalle proposte dei cittadini. Per questo motivo, esso ha voluto codificare un metodo di lavoro e fornire a decisori politici e tecnici delle linee guida per avvicinare gli Enti locali all’adozione di strumenti amministrativi volti a favorire la collaborazione tra cittadine e cittadini e Amministrazioni per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei Beni comuni. 

Attraverso la realizzazione di una serie di azioni coordinate, il progetto ha sollecitato la creazione di nuove reti sociali e ha fornito strumenti a quelle esistenti, aumentandone il capitale culturale attraverso l’interazione e lo scambio tra sapere esperto e sapere diffuso, accrescendo i legami di comunità, invitando allo snellimento delle procedure burocratiche, creando occasioni di inclusione e contribuendo al ripensamento dei vuoti urbani, dei servizi locali e, in generale, formulando una nuova visione di territorio, basata sulla cooperazione e sulla corresponsabilità. 

Il progetto si è articolato su due linee strategiche: la prima risponde all’obiettivo generale “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” e mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi specifici: 

La seconda linea strategica risponde all’obiettivo generale “Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere gli effetti del cambiamento climatico” e mira al raggiungimento di tre obiettivi specifici: 

 

Fasi metodologiche, target e tipologie di strumenti del progetto LUCI. Fonte: Businaro G., Beni comuni urbani per una nuova alleanza tra istituzioni e cittadini, Università Iuav di Venezia, Tesi di Laurea. Relatore prof. Francesco Musco, a.a. 2018/2019.

 

Il progetto ha definito un approccio modulato su tre target principali – decisori politici, tecnici, cittadine e cittadini – ed è stato sviluppato in tre macro-fasi: 

FASE 1 

Sensibilizzazione dei decisori politici, avvenuta con incontri pubblici e privati; 

FASE 2 

formazione e aggiornamento di tecnici e pianificatori, realizzata tramite due cicli formativi, per un totale di dieci incontri; 

FASE 3 

coinvolgimento degli stakeholders e cooperazione con cittadine e cittadini, avvenuta grazie a incontri tematici diffusi. 

Per fare ciò, si è avvalso di cinque tipologie di strumenti: percorsi formativi; mappatura delle pratiche di cura esistenti; censimento dei Beni comuni urbani; indagini riguardo le percezioni degli abitanti; linee guida per gli Enti locali. 

L’approccio è facilmente esportabile e adattabile a contesti di diversa tipologia, nonché dimensione demografica e territoriale, e tenta di creare e disseminare conoscenza a vantaggio di comunità e territorio. 

Grazie alla sperimentazione attuata con il progetto LUCI, si è cercato di pro- porre un metodo di lavoro che, prendendo avvio da una strategia organica di Public Engagement, fosse in grado di generare un confronto paritario sul- la città e su una serie di interventi puntuali volti ad innescare fenomeni di rigenerazione di porzioni importanti del contesto urbano, prendendo come punti cardine proprio i Beni comuni urbani. 

Un approccio collaborativo, dunque, basato sulla centralità dei Beni comuni, che può essere agevolmente esportato in altri contesti territoriali e può essere anche adattato al fine di sostenere e agevolare politiche locali di più ampio respiro, come – ad esempio – al fine di strutturare strategie locali partecipate di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici.