Pentagon Papers: la fuga di notizie come non l’avete mai vista

La mattina del 13 aprile, a Dighton (Massachusetts), un ventunenne statunitense di nome Jack Teixeira veniva arrestato davanti alla propria abitazione da una squadra dell’FBI armata fino ai denti, con tanto di camionetta militare al seguito; le immagini dell’arresto del giovane, in t-shirt e pantaloncini rossi sotto tiro dei federali, hanno fatto il giro del mondo dopo essere state trasmesse quasi in live da una tv locale. Circa una settimana prima, però, a fare il giro del mondo erano stati i documenti top secret trafugati e diffusi dallo stesso Teixeira, tutta una serie di file – ormai famosi col nome di ‘Pentagon leaks’ – che contenevano informazioni sensibili e cruciali per gli interessi geopolitici americani. La lista dei documenti è lunga e riguarda soprattutto il monitoraggio della guerra in Ucraina – dettagli sulle strategie offensive dell’esercito ucraino, informazioni circa i dissidi interni alle istituzioni russe, i nomi di quegli Stati della Nato che hanno schierato segretamente contingenti militari a fianco delle forze ucraine e altro ancora –, ma non mancano anche leaks da cui emerge la tendenza degli USA a sorvegliare quei Governi che sono, chi più chi meno, suoi alleati – ci sono ad esempio osservazioni sullo scenario politico israeliano, intercettazioni di funzionari sudcoreani riluttanti all’idea di mandare armi all’Ucraina, un focus sui rapporti tra Giordania e Cina…

Jack Teixeira aveva avuto accesso a quei dati perché lavorava come specialista informatico nella Air National Guard del Massachusetts, un corpo dell’aeronautica militare statunitense dove – è impossibile dirlo senza far emergere l’ironia della cosa – era responsabile per la rete di sicurezza delle comunicazioni. Per dirla tutta, Teixeira aveva cominciato a diffondere quei documenti già mesi prima che catturassero l’attenzione della stampa e dei governi di tutto il mondo: a quanto pare, avrebbe iniziato a postarli su Discord – quello che un po’ su tutti i giornali e media tradizionali è diventato subito “il social dei gamers” – a gennaio. Se in un primo momento venivano condivisi con una bolla ristretta di destinatari – circa 25 utenti invitati nel gruppo privato “Thug Shaker Central”, di cui Teixeira era moderatore – da marzo in poi hanno preso a circolare anche all’esterno: da Discord, i leaks sono arrivati su 4chan (il forum-social-chiamatelo-come-volete celebre per il carattere controverso dei suoi contenuti) e diversi canali Telegram sparsi nel mondo a inizio aprile, per poi raggiungere definitivamente il mainstream il 7 aprile con l’approdo su Twitter e Reddit. È la classica storia della palla di neve che rotolando giù diventa una valanga, solo che in questo caso è rimasta soltanto una palla per quasi quattro mesi, per poi trasformarsi in valanga così, de botto, nel giro di qualche giorno. La transizione da innocua a virale sarà anche stata improvvisa – del resto, si sa, su Internet basta davvero poco per far esplodere una notizia –, ma ciononostante è sempre un po’ spiazzante scoprire le vulnerabilità nel sistema di intelligence di quello che dovrebbe essere lo Stato più potente e tecnologicamente avanzato del mondo.

Quando si parla di USA e fughe di notizie il pensiero va subito a WikiLeaks, l’organizzazione di giornalisti e attivisti fondata da Julian Assange che dal 2006 pubblica informazioni di carattere confidenziale, sottratte a governi e aziende di tutto il mondo, sul proprio sito; tra i file che hanno fatto più scalpore a livello internazionale ci sono sicuramente quelli che riguardano i gravi abusi dei diritti umani perpetrati dagli Stati Uniti nella prigione di Guantanamo (pubblicati nel 2007) e nelle campagne militari in Afghanistan e Iraq (2010). Sebbene quello di Assange sia certamente il volto più noto dell’organizzazione, il lavoro di divulgazione non potrebbe avvenire senza la compartecipazione di fonti anonime che molto spesso hanno un ruolo all’interno delle istituzioni di quei Paesi al centro dei vari leaks. Nel caso degli Stati Uniti, una delle fonti più celebri è stata Chelsea Manning, ex militare e analista dell’esercito statunitense; fu proprio Manning a fornire a WikiLeaks i contenuti riguardanti gli omicidi ingiustificati di civili e altri gravi crimini commessi dagli USA in Afghanistan e Iraq, mossa dall’orrore provato nel vedere i propri commilitoni comportarsi come «bambini che torturano le formiche con la lente d’ingrandimento». Ancora più celebre è il caso di un altro insider americano che nel 2013 ha diffuso documenti top secret che testimoniavano l’utilizzo di software di sorveglianza di massa da parte dei governi di Stati Uniti e Regno Unito: sto parlando ovviamente di Edward Snowden, ex consulente informatico di CIA e NSA oggi rifugiato in Russia, che ha deciso di svelare quelle informazioni per rendere il pubblico consapevole dei programmi di controllo e delle violazioni della privacy che vengono portati avanti a sua insaputa.

Se ogni Stato si affida ai propri servizi di intelligence per impedire che documenti e dati sensibili vengano trafugati attraverso operazioni di spionaggio degli Stati rivali, casi come quelli di Manning e Snowden hanno mostrato le difficoltà degli USA nel proteggersi dalle iniziative personali di operatori interni che decidono liberamente di divulgare quelle informazioni sulla base di forti convinzioni morali. Si tratta di circostanze che sono difficilmente parabili per qualunque governo o apparato militare, basti pensare alle tante defezioni di militari e funzionari russi che hanno portato al trapelamento di informazioni confidenziali nel corso degli anni, e di cui i Vulkan Leaks sono solo l’ultimo esempio. Per quanto uno Stato possa sforzarsi di inasprire le conseguenze della divulgazione di documenti secretati – una volta scoperta, Chelsea Manning è stata detenuta per quasi tre anni in condizioni illegali prima ancora di essere condannata, nel 2013, a 35 anni di prigione (nel 2017 verrà liberata in seguito alla grazia concessa dal Presidente uscente Obama) –, rimane pressoché impossibile prevedere con successo il comportamento di ogni individuo arruolato fra le proprie fila; tornando a Jack Texeira, allora, possiamo inquadrarlo come la dimostrazione plastica di questa impossibilità, dato che le sue azioni non sembrano motivate da fini spionistici né da ragioni ideologiche – o almeno, non da ragioni ideologiche per come le intendiamo tradizionalmente. Infatti, potremmo chiederci: se Assange agisce in nome della verità e della trasparenza, Manning del rispetto della vita e dei diritti dei civili, Snowden della privacy e della libertà personale, in nome di cosa ha agito invece Teixeira?

A quanto pare, la risposta è: per impressionare gli altri membri del suo piccolo server su Discord. Secondo le ricostruzioni, Thug Shaker Central è stato creato nel 2020 per avere una chat dove gli utenti invitati potevano parlare di videogames, armi, e fare umorismo razzista; nel tempo è diventato anche un luogo in cui i membri (tutti giovanissimi e provenienti da varie parti del mondo) discutevano di questioni politiche e dell’andamento della guerra in Ucraina. Rintracciati e intervistati dal Washington Post, alcuni utenti hanno descritto Teixeira come il leader del gruppo, che a un certo punto ha iniziato a pubblicare materiale confidenziale per fare lo spaccone e guadagnare la loro stima. Hanno inoltre parlato di lui come di una persona “intelligente” e “cristiana”; la stessa persona che, sempre stando al Washington Post, avrebbe condiviso sul gruppo un video di sé al poligono di tiro in cui si lancia in frasi razziste e antisemite prima di imbracciare il fucile e sparare alla sagoma. Insomma, da ciò che sappiamo, se volessimo associare le azioni di Teixeira a una qualche ideologia, dovremmo guardare alla gamer culture di destra, e cioè quella fascia di giovani americani – quasi sempre maschi e bianchi – che trascorrono gran parte del loro tempo in comunità digitali dove si odiano le donne, le minoranze il politically correct, e si amano il sarcasmo, il nichilismo (o meglio, il mostrarsi nichilisti) e i complottismi. È in questo contesto, credendo di fare cosa ardita, che Teixeira ha diffuso informazioni proibite solo perché, appunto, erano proibite; ed è sempre in questo contesto che quelle informazioni sono state in seguito pubblicate dai membri di Thug Shaker Central su altri server Discord e poi su altri social, con l’obiettivo di impressionare altri utenti e fare bella figura.

Non la decisione ragionata e sofferta del soldato che antepone il rispetto di principi etici alla fedeltà alla propria bandiera, quindi, quanto piuttosto la bravata immatura di un ventunenne imbevuto di cultura digitale tossica. Anche le conseguenze si sono rivelate molto diverse: se le notizie diffuse da WikiLeaks e Snowden hanno portato a grossi scandali dovuti alla rivelazione di abusi di potere e crimini efferati commessi dagli USA, i Pentagon Leaks non hanno davvero svelato qualcosa che la società civile doveva a tutti i costi sapere – anche il fatto che gli Stati Uniti spiano i propri alleati era risaputo ed era già stato dimostrato da WikiLeaks –; in fin dei conti, l’effetto principale è stato quello di mettere a repentaglio gli sforzi bellici ucraini e di favorire invece la Russia, fornendole analisi militari e dati prima nascosti. (Certo, magari l’intelligence russa disponeva già di quelle informazioni, magari tutto ciò non avrà un reale impatto sulle sorti del conflitto, ma si tratta di ipotesi in merito a cui non possiamo avere qualche certezza al momento).

A questo punto, non resta che chiedersi se le istituzioni americane non dovrebbero fare più attenzione nelle loro modalità di condivisione di documenti sensibili, l’accesso ai quali è consentito a un numero piuttosto ampio di individui se è vero che ci sono migliaia di militari dell’età di Teixeira e con una posizione simile in grado di visionare quegli stessi file da lui trafugati. La risposta probabilmente è sì, ma soprattutto dovrebbero iniziare a fare più attenzione quando assumono profili come il suo, e cioè di persone che hanno già dato segno evidente di una mentalità non proprio a postissimo – a quanto pare, negli anni di liceo gli è stato negato l’acquisto di un’arma dalla polizia locale proprio per via dei suoi atteggiamenti razzisti a scuola e post minacciosi sui social. Il background famigliare (il patrigno ex militare in pensione e la madre che lavora in organizzazioni di supporto ai veterani dell’esercito), il fatto che avesse sempre aspirato egli stesso a entrare nell’esercito e, perché no, che fosse un cattolico convinto e osservante: tutto ciò probabilmente ha contribuito a far sì che Teixeira venisse giudicato come in linea con gli standard richiesti per entrare a far parte dell’Air National Guard, derubricando i segnali citati sopra a semplici errori giovanili (sò ragazzi…). Invece non erano semplici errori di percorso, ma l’indizio della sua adesione a un substrato culturale che è andato formandosi online negli ultimi vent’anni e da cui troppo spesso, recentemente, sono emerse personalità con teorie e comportamenti pericolosi per la società (non solo americana).

Come si diceva sopra, prevedere correttamente il comportamento e le azioni di ogni individuo che opera all’interno delle istituzioni non è cosa semplice; tuttavia, iniziare dal cogliere i segnali palesi di una visione del mondo distorta, magari anche riconoscere i rischi di una cultura digitale estremistica che è realtà ormai da tempo, ecco, magari sono piccoli accorgimenti che potrebbero aiutare a evitare i casi di figuracce internazionali.