Una radio al Nuovo Forno del Pane di Bologna, la storia di Neu Radio

I giovani artisti che raggiungono le loro postazioni di lavoro al Nuovo Forno del Pane passano davanti a quella che può sembrare un’installazione: tavoli neri, microfoni, piastre per vinili e cd, un computer e un grande mixer. Invece da lì parte il flusso di trasmissioni di una radio vera.

Lo studio di regia di Neu Radio, infatti, non ha alcuna separazione dallo spazio bianco della Sala delle ciminiere del Mambo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna, al cui interno dallo scorso luglio è attiva una residenza con 12 artisti.

La giovane emittente – che ha un altro studio negli spazi di Baumhaus in via Serlio – ha avviato con il Mambo una collaborazione inedita poco prima della pandemia da Coronavirus. L’idea di una radio al museo, però, non è figlia del lockdown ma circolava da tempo nelle sale di via don Minzoni. «Sono un grande fan della radio e da un paio di anni stavo indagando la possibilità di dare uno spazio fisso dentro al museo a un’emittente indipendente, un po’ con la stessa dinamica con cui diamo in concessione la caffetteria e il bookshop», spiega Lorenzo Balbi, dal 2017 direttore del Mambo. Quello che aveva in mente Balbi non era un nuovo modo per comunicare le attività del museo, ma piuttosto trovare un interlocutore, qualcuno che aggiungesse un nuovo spazio espositivo, con l’idea di renderlo stabile.

ph. Luisa Pisetta

Quando la scorsa primavera il museo è diventato inaccessibile e le mostre si sono fermate a causa del coronavirus, quell’idea ha subito un’accelerazione improvvisa. Anche perché c’era l’urgenza di avere qualcuno all’interno che potesse descrivere passo passo la residenza artistica che sarebbe partita in estate, e poi rinnovata a inizio 2021. E così a luglio 2020 è nato lo studio radiofonico del Mambo. E, qualche settimana dopo, il palinsesto di Neu Radio ha accolto Breaking Bread – Condividiamo l’arte, il format settimanale che fa parlare gli artisti in residenza delle loro produzioni, mentre le stanno elaborando.

La radio ha aperto così una finestra su un mondo che, anche prima della pandemia, era poco accessibile per chi non si occupa di arte contemporanea, e lo ha fatto abbracciando l’idea della residenza artistica, cogliendo il senso della frequentazione quotidiana di un luogo e di quello che vi si opera. «Il dialogo tra noi e gli artisti è stato interessante, abbiamo cercato di dare un feedback settimanale su quello che si stava realizzando al Nuovo Forno del Pane ponendo domande semplici, ‘cosa stai facendo, come sta andando, com’è l’interazione tra voi?’ e aprendo loro la possibilità di usare la radio per trasmettere il loro processo creativo, spesso visuale, attraverso un output sonoro», racconta Caterina De Feo, vicepresidente dell’Associazione culturale Humus, madre di Neu Radio, e fra le conduttrici di Breaking Bread.

«Sono un grande fan della radio e da un paio di anni stavo indagando la possibilità di dare uno spazio fisso dentro al museo a un’emittente indipendente, un po’ con la stessa dinamica con cui diamo in concessione la caffetteria e il bookshop.»

L’idea è quella di usare la radio come un altro strumento a disposizione degli artisti o della creazione artistica. «La radio ha un dispositivo di presentazione dei contenuti esclusivo che fa riferimento a categorie mentali che vanno dalla creazione di immagini senza un apparato visuale alla narrazione, alla strutturazione di uno storytelling – spiega Balbi – Non è soltanto un canale di comunicazione da utilizzare, come può essere il web, ma mette alla prova e richiede la costruzione di contenuti adeguati».

«La radio non è soltanto un canale di comunicazione da utilizzare, come può essere il web, ma mette alla prova e richiede la costruzione di contenuti adeguati.»

Avere lo studio al Mambo era fondamentale per la radio e per il museo. «Qui siamo nella Manifattura della arti, uno spazio fisico della città in cui convivono il Cassero Lgbti Center, la Cineteca, gallerie private e realtà non profit – spiega Claudio Musso, ricercatore in storia dell’arte, critico e curatore indipendente che, oltre a essere co-autore e conduttore di Breaking Bread, per Neu Radio ha ideato e conduce Die Straßen Zeitung, una trasmissione dedicata all’arte contemporanea immaginata come una passeggiata con artisti, curatori e tecnici. «Questa posizione ci ha permesso di realizzare un racconto corale non solo sull’ultima mostra o su cosa accade in una collezione, ma creando una rete e aprendosi ad altri canali e altre territorialità. Senza contare che, essendo a due minuti dalla stazione centrale, saremmo stati di passaggio per artisti, musicisti, scrittori in arrivo in città», aggiunge Musso.

Che la posizione fosse fortunata si è capito nonostante le restrizioni periodicamente imposte a causa della pandemia. «Abbiamo già alle spalle oltre 15 puntate di Breaking Bread con 4-5 ospiti ciascuna di livello territoriale, regionale, nazionale e internazionale, grazie alle reti di relazioni umane e stima professionale che già esistevano – chiarisce Musso – che poi era proprio lo spirito con cui il progetto del Nuovo Forno del Pane ha voluto dar vita a una comunità che potesse creare resilienza, perché l’idea di mettere in moto un meccanismo di resistenza a una solitudine imposta era già contenuta nella scelta di non avere un artista da solo nel suo studio, facendogli invece condividere uno spazio e mettendolo in relazione con gli altri e con la radio». Breaking Bread ha anche dato spazio a operatori non cittadini e ha permesso di scoprire come si sono interfacciati con la situazione di emergenza per riprogrammare le loro azioni, implementando i siti web e la comunicazione per riuscire a raccontare cosa stavano facendo in un momento in cui sembrava che tutto fosse fermo.

Quella nata tra la radio e il Mambo è una relazione biunivoca, di scambio. «L’esperienza di questi mesi con Neu Radio è stata interessante e positiva perché loro hanno utilizzato gli spazi, i canali, le ricerche del museo per continuare la propria programmazione indipendente, in cui il Mambo non c’entra nulla, e noi abbiamo usato gli strumenti e il pubblico della radio per far sapere cosa facciamo e avere la possibilità di fare cose nuove», dice Balbi. Ne sono un esempio Breaking Bread, ma anche Favole al telefono, l’iniziativa organizzata dal Dipartimento educativo del Mambo in occasione del centenario della nascita di Gianni Rodari per ascoltare storie ispirate alle opere e agli artisti delle collezioni del museo, che si è incanalata nel flusso di trasmissioni di Neu Radio. E i mini live.

«Abbiamo contaminato lo spazio museale con la musica e ora vorremmo continuare con la fotografia e altre espressioni artistiche che di solito non vi trovano posto», prosegue De Feo, ricordando il format dei Radio Showcase, i mini live che finora hanno portato al Nuovo Forno del Pane Edera, Shad Shadows e The Spacepony a presentare dal vivo in tre diverse date le loro ultime uscite discografiche. Il quarto Radio Showcase è in programma sabato 30 gennaio: alle 16.30 gli studi del Mambo ospiteranno la performance del beat maker e producer Koralle (aka Lorenzo Nada) in occasione dell’uscita del suo secondo album “Fonografie” con l’etichetta tedesca Melting Pot Music e il live sarà trasmesso in streaming dalla radio.

Un altro esperimento nato dalla partnership fra Neu Radio e gli spazi museali di via don Minzoni sono i Radio Happenings, un ibrido fra la trasmissione radiofonica e l’happening con lecture-performance e proiezione di opere visive. Nel primo episodio, il 21 novembre scorso, Balbi ha dialogato con l’artista Arseny Zhilyaev sulla sua opera, sul cosmismo russo e su nuove concezioni di museo. «Siamo molto legati alla nostra città – sottolinea De Feo – che non manca di offrire opportunità di approfondimenti e nuovi percorsi da esplorare. Ma la pandemia ha costretto tante realtà a reinventare nuovi modi per raggiungere il pubblico e come radio possiamo essere uno strumento per farle conoscere».

In attesa che ritorni la stagione degli spettacoli dal vivo, nel periodo post lockdown in cui si era aperta una finestra per questo genere di esperienze, Neu Radio ha anche stretto alcune collaborazioni, per esempio con Gender Bender, per presentare il festival e progettare insieme alcune dirette, con Luci della città, trasmettendo in diretta gli spettacoli teatrali dalla piazza del Comune, con il festival di arti contemporanee interdisciplinari PerAspera. «Non è come essere presenti a uno spettacolo, ma trasmettere in streaming ha aperto un’opportunità in più in un momento in cui, a causa del covid, i posti sul luogo dell’evento erano limitati. Questo vale anche per gli showcase e per quello che vorremmo fare in futuro, cioè aprire a tutti in streaming degli spazi di performance che, in presenza, sono fruibili solo da poche persone», aggiunge De Feo.

Un po’ come Neu Radio ha fatto con i “movimenti acustici” realizzati nell’ambito del progetto Magnitudo – Azione vocale collettiva, in collaborazione con Atlas of Transition Biennale, per dare voce, attraverso la radio, a un coro che continuava a esistere nonostante la distanza imposta dalle prescrizioni sanitarie.

Tenere connesso il tessuto culturale cittadino

Il filo rosso che lega gli ultimi passi percorsi col Mambo e le origini dell’emittente, nata ad aprile 2018 per volontà di un gruppo di autori, conduttori e giornalisti con esperienza nell’fm, è il desiderio di tenere connesso il tessuto culturale cittadino, aprendo possibilità di collegamenti anche di dimensione nazionale e internazionale. «Abbiamo fondato Neu Radio per valorizzare il patrimonio di connessioni tra la radio e le realtà culturali, istituzionali, indipendenti, con cui ci sentiamo affini. Siamo una radio, raccontiamo cose e il ruolo di chi racconta è anche quello del sostenitore, di chi fa emergere, di chi le aiuta ad avere successo. È un ruolo importante, di chi tiene unite diverse realtà», conclude De Feo.

La situazione di emergenza ha accelerato ed evidenziato alcune potenzialità di questo esperimento di radio al museo e ne ha portato alla luce di inaspettate. L’energia con cui Neu Radio ha affrontato il lockdown della primavera 2020 è stata premiata da Incredibol, il bando del Comune di Bologna per l’innovazione creativa, in cui l’associazione Humus si è posizionata in cima alla classifica dei vincitori con Anticorpi culturali, progetto radiofonico nato durante il lockdown per dare voce ai rappresentanti del mondo culturale e artistico, fortemente colpito dalla pandemia. «Hanno riconosciuto che siamo stati capaci di far parlare tante voci del contesto culturale cittadino, parti di un mondo che durante il lockdown stavano vivendo le stesse problematiche e perdendo le basi su cui fino ad allora si erano appoggiate. Abbiamo cercato di fare in modo che condividessero la sofferenza del momento anziché viverla ognuno per sé». Moreno Mari, fondatore e coordinatore artistico di Neu Radio, guarda indietro pensando già al futuro prossimo: «Stiamo ragionando su come proseguire il progetto, speriamo di poterlo fare dal vivo, almeno per le realtà culturali di Bologna, trasmettendo gli eventi in diretta sulla radio e su Facebook».