‘Monoporzioni’ è un libro generativo di ricette scritte per una sola persona

“E poi, improvvisamente, tutto si bloccò. E con il lockdown perdemmo gran parte dei nostri strumenti e il nostro ruolo.

Per prima cosa perdemmo la terza dimensione: quella dei ‘terzi luoghi’, ossia gli spazi pubblici e privati che non sono né lavoro né casa. Co-stretti nelle nostre case abbiamo imparato a stare bene in due dimensioni: l’altezza e la larghezza degli schermi.

Prima ancora però perdemmo la fiducia: prima la fiducia nei ristoranti cinesi, poi quella nei mezzi pubblici, infine quella in qualsiasi persona incrociassimo per strada.

(…)

Perdemmo tanto altro, ma soprattutto perdemmo il nostro aggettivo preferito, dopo averlo tanto conteso con Facebook e gli altri. Cosa hanno infatti in comune l’Impresa sociale, l’Innovazione sociale e il Capitale Sociale con il Distanziamento … sociale?

Perché definire ‘sociale’ un obbligo alla distanza fisica? Chi ha deciso che stare vicini meno di un metro da un’altra persona non convivente significhi essere socialmente vicini? Al contrario: nelle metropolitane alle ore di punta, quanto più vicini stavamo, tanto più socialmente incazzati eravamo.”

Guglielmo Apolloni, social entrepreneur e changemaker, apre così il primo capitolo del libro MONOPORZIONI, con il saggio “La caduta (e rinascita) delle innovatrici e innovatori sociali”.

Apre con tante domande che trovano pace solo alla fine del testo, quando l’elenco delle best practice nate durante il lockdown, diventa lungo e generoso. Quando all’urgenza sociale raccontata da Guglielmo, hanno risposto operatrici culturali, attiviste, antropologi, artiste, facilitatori ed educatori, manifestando l’intenzione trasformativa del loro lavoro artistico e progettuale in azioni civiche e politiche attraverso inconsueti esercizi di cura progettati in un momento in cui il contatto tra corpi e con gli altri non era possibile.

Se per molti versi la sfida in corso era alimentare l’immaginazione di un nuovo modo di vivere il contemporaneo, di abitare in maniera diversa gli spazi – spesso angusti e poco vivibili – emerge la necessità di una politica generativa in grado di attivare il cambiamento e di incidere sul corso degli eventi, sperimentando nuove pratiche di comunità.

Generare- siamo partite da uno. Partire da uno e moltiplicare.

Si basa su questo semplice concetto MONOPORZIONI, il libro di ricette e saggi progettato da ziczic, un laboratorio pugliese di microeditoria indipendente e da Cozinha Nomade, atelier sperimentale e di inclusione sociale.

Nel periodo di pandemia ci siamo chieste: quanto è complesso dosare gli ingredienti per la preparazione di un piatto per una sola persona mentre nei libri di ricette gli ingredienti sono pensati per 4 o 5 persone?

Difficile quanto pensarci soli, in casa, famiglie da uno o con coinquilini occasionali.

L’esperienza della quarantena vissuta da Cozinha Nomade è stata una fotografia delle nuove famiglie sempre meno vicine all’immaginario quintetto tradizionalista di conviventi che portano lo stesso colore di pelle e lo stesso cognome. Un altro bagno di realtà che la pandemia ci ha permesso di fare – ricordate i “congiunti”?.

Queste fotografie si sono tradotte negli Smart Cocooking: videochiamate organizzate durante il lockdown durante le quali i partecipanti connessi da molte parti d’Europa erano invitati a cucinare insieme e ritualizzare il momento della trasformazione del cibo, anche se preparato solo per una persona.

Il valore che questa esperienza porta è il desiderio di migliorare la relazione profonda col cibo e con il proprio essere esplorando la distanza che generiamo con gli altri partendo dalla distanza generata con noi stessi pensandoci corpi separati dalle scelte che compiamo, da cosa mangiamo e da come mangiamo.

Per approfondire il tema dell’altro, abbiamo coinvolto 14 ricercatori e ricercatrici che si occupano di progettazione culturale, antropologia, design, innovazione sociale e poesia e abbiamo costruito un canovaccio denso di racconti “culinari” dentro i quali ciascun autore ha approfondito il tema del cibo esplorandone l’aspetto politico e la relazione di cura in uno spazio protetto.

Lo spazio della narrazione.

“Ho sempre pensato che ripetere un gesto fosse il modo che ha il passato per avere ancora un po’ di tempo per sé; ho sempre creduto che ricreare qualcosa seguendo una ricetta fosse solo un rito semplice e intimo per ricordarci da dove veniamo, ma ho capito – mentre tiravo su gli ultimi rimasugli di ragù con il pane – che le ricette sono elenchi puntati di desideri e speranze, e che la nostra devozione nel ricrearle è il simbolo illuminato del nostro impegno verso la costruzione di una nuova forma di domani.” Tratto da “Ragù” di Elena Contenta Patacchini per Monoporzioni

Monoporzioni ci ha insegnato la bellezza della molteplicità

Per pubblicare MONOPORZIONI abbiamo attivato una campagna di crowdfunding

questa! 

Nel processo di creazione della campagna abbiamo innestato alcune pratiche artistiche: alcuni attori hanno interpretato attraverso letture video, piccoli stralci dei testi presenti in MONOPORZIONI. Agli attori e alle attrici, agli scrittori e alle scrittrici, alle cozinheire e ai cozinheiri, si uniscono ben 16 librerie indipendenti che hanno deciso di adottare il progetto, supportare la campagna e ridistribuire il libro trattenendo un terzo del valore.

Monoporzioni ci ha insegnato ad avere uno spazio sempre aperto alle possibilità di crescita, a moltiplicare bellezza, ad impararare stando accanto agli altri.

“Mi viene in mente un detto Masai: Puoi dire di sapere veramente qualcosa quando ce l’hai nei muscoli. Alla fine è così per tutto, la poesia, l’architettura, la cura della casa e delle piante, la cucina, la lingua che parliamo, un mestiere. Abbiamo strati di conoscenza che si sono incistati e fanno di noi chi siamo, fanno il nostro stile, uno strato lo mettiamo noi con l’impegno e lo studio, e uno gli incontri che abbiamo fatto, le famiglie che abbiamo incrociato, come una torta. A volte mi fermo dopo aver detto qualcosa e riconosco là dentro mia nonna, quando parcheggio e faccio alcune manovre so esattamente chi me le ha insegnate, so come si fa la marmellata, un rosolio, un sugo solo perché facevo i compiti sul tavolo della cucina accanto a mia madre e nelle vigilie di festa sentivo mio padre parlare di ricette di rosolio. E allora so che nonostante tutto questo disastro, nonostante le distanze da mantenere, le diffidenze i timori le paure le angosce, stare daccanto è e resterà sempre l’ingrediente per imparare”. Tratto da “Stare daccanto, andare a bottega, imparare” di Silvana Kühtz per MONOPORZIONI


Saggi e racconti a cura di: Guglielmo Apolloni – service designer, Daniele Bucci – progettista di processi, Nicola Capone – filosofo, Chiara Dellerba – artista, Hélène Gautier – danzatrice, Kühtz – poetessa, Giuseppe Losapio – docente di Italiano e Storia, Margherita Macrì – editor, Gabriella Mastrangelo – designer, Oswald Panighel – antropologo, Elena Contenta Patacchini – scrittrice, Rosanna Prevete – progettista culturale, Camilla Sacerdoti- architetta, Niso Tommolillo – sociologo e antropologo

Ricette a cura di: Denise Ania, Francesco Caldarola, Mariavaleria D’Agostino, Catiana Dattoma, Gioacchino dell’Aquila, Vincenzo di Pantaleo, Jamil Halloun, Alvaro Manzo, Laura Migliaccio, Laurene Moreau, Ariel Munoz Toledo, Paulina Nava Galica, Zainab Quais Almegasees, Stefania Simone, Cristiano Vincenti, Erik Yang.

Poster illustrato di: Noemi Vola – illustratrice

Attori e attrici: Marzia Alati, Nadia Casamassima, Giorgio Consoli, Maria Cosmai, Erika Grillo, Claudia Palumbo, Mauro Simone, Bruno Soriato.

Un progetto di Anna Cellamare, Kedy C. Cellamare e Lilia Angela Cavallo, Claudia Lamanna, Silvia Tarantini.