Il problema del tempo per lo sviluppo umano

Scarica come pdf

Scarica l'articolo in PDF.

Per scaricare l’articolo in PDF bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.

Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.


    Se inserisci il tuo indirizzo mail riceverai la nostra newsletter.

    image_pdfimage_print

    Pubblichiamo un estratto dal libro Il problema del tempo umano. Le biblioteche di Adriano Olivetti di Chiara Faggiolani. Edito da Edizioni di Comunità. Ringraziamo l’autrice e l’editore per la disponibilità. 

     

    Il nodo concettuale: il problema del tempo per lo sviluppo umano

    Nella millenaria civiltà della terra, il contadino guardando le stelle, poteva vedere Iddio, perché la terra, l’aria, l’acqua, esprimono in continuità uno slancio vitale […] Per questo il mondo moderno, avendo rinchiuso l’uomo negli uffici, nelle fabbriche, vivendo nelle città tra l’asfalto delle strade e l’elevarsi delle gru e il rumore dei motori e il disordinato intrecciarsi dei veicoli, rassomiglia un poco ad una vasta, dinamica, assordante, ostile prigione dalla quale bisognerà, presto o tardi, evadere1Adriano Olivetti, Urbanistica e libertà locali, in Città dell’uomo, Roma, Edizioni di Comunità, 2015, p. 78. Città dell’uomo è il terzo e ultimo libro pubblicato in vita da Adriano Olivetti nel gennaio del 1960, a poche settimane dalla sua morte. Considerato il suo testamento spirituale, il libro raccoglie scritti e discorsi pronunciati da Adriano Olivetti negli anni Cinquanta, suddivisi in sei parti. La prima edizione esce con una prefazione di Geno Pampaloni che lo definisce «un libro di occasioni» per evidenziare l’assenza di retorica e la sua natura di libro vissuto, ovvero costituito da discorsi e riflessioni innescate dall’attività quotidiana. Le citazioni delle pagine che seguono sono tratte dall’edizione del 2015, che rispetto alla prima edizione riporta alcuni minimi aggiornamenti formali e di lessico e la prefazione di Pampaloni in chiusura..

    Nel 1914 Adriano Olivetti ha tredici anni. Su indicazione di suo padre Camillo, durante l’estate, lavora in un reparto della fabbrica dedicato ai trapani2«Se il “prodotto” della Olivetti è, in quegli anni, la macchina da scrivere (progettata dall’ing. Camillo stesso), il ciclo produttivo si amplia fino a comprendere la costruzione delle macchine utensili che servono a produrre le parti della macchina da scrivere (nel 1912 si costruiscono i primi trapani sensitivi; nel ‘17 vengono costruite ed installate due grandi presse per la lavorazione di grande serie; nel ‘21 è la volta della rettificatrice per i martelletti); l’organizzazione di queste produzioni condurrà alla progettazione e costituzione della OMO (Olivetti Macchine Operatrici) dal 1924 al 1926 e all’allestimento di corsi tecnico-professionali, il primo dei quali è tenuto nel ‘24». Cfr. I servizi sociali aziendali, a cura di Felice Lodigiani, Milano, Franco Angeli, 1983, p. 382.. Adriano fatica, il lavoro di quelle macchine non lo attrae, sente un certo ritegno – sono parole sue – una difficoltà profonda a capire come si possa stare tutte quelle ore alla stessa macchina senza sentirsi imprigionati3Queste parole vengono pronunciate da Adriano Olivetti in una intervista realizzata pochi giorni prima della sua morte (27 febbraio 1960) da Emilio Garroni. L’intervista è disponibile all’indirizzo: https://www.teche.rai.it/2021/04/ritratti-contemporanei-1961-adriano-olivetti/..

    La sua concezione spirituale della vita, qualcosa di sorgivo, emerge con prepotenza4 Prendo in prestito le parole di Geno Pampaloni intervistato da Laura Olivetti il 21 febbraio 1989 in occasione della sua tesi dal titolo Cultura e spettacolo in fabbrica (Olivetti) presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma Sapienza nell’anno accademico 1988-1989 (relatore Prof. Guido Aristarco, correlatore Prof. Giovanni Maggia). L’intervista è riportata in Appendice Scheda 11.

    Le sue domande interiori sul senso del tempo umano risuonano. È un rumore che non passa e non passerà.

    Nel 1958, due anni prima di morire, al momento dell’inaugurazione della Fascia dei Servizi Sociali che apre in via Jervis, a Ivrea, di fronte alla fabbrica di vetro, Adriano pronuncia parole che ancora oggi possiamo leggere incise in una targa posta all’ingresso dell’edificio ormai dismesso:

    Questa nuova serie di edifici posta di fronte alla fabbrica sta a testimoniare con la diligente efficienza dei suoi strumenti di azione culturale e sociale che l’uomo che vive la lunga giornata nell’officina non sigilla la sua umanità nella tuta di lavoro.

    All’interno dell’edificio la biblioteca. La biblioteca nella città dell’uomo, dove il tempo esce dal ritmo accelerato della fabbrica per tornare a essere lentamente naturale, funzionale allo sviluppo umano.

    Una macchina per scrivere per ufficio ha più di tremila pezzi. Per la precisione che richiede, la sua industria si può avvicinare a quella dell’orologeria, ma per la sua complessità si può avvicinare a quella automobilistica. La macchina per scrivere non è solo complicata come una macchina, è anche complessa come un organismo. 

    Il fattore umano è cruciale e, dunque, il problema del personale tecnico è senza dubbio il più urgente da affrontare, non solo perché la mano d’opera incide per una quota molto elevata sul costo del prodotto, ma per l’incidenza delle doti morali del personale addetto5Così inizia il volume dedicato a L’assistenza sociale alla Olivetti, Ivrea, Ing. C. Olivetti e C., S.A., non datato e presumibilmente del 1938.. Occuparsi di cosa c’era fuori della tuta di lavoro era indispensabile in tal senso, ma era anche un obbligo morale. 

    Adriano Olivetti era un costruttore6Franco Ferrarotti dice questo in Considerazioni su Adriano Olivetti urbanista in Costruire la città dell’uomo. Adriano Olivetti e l’urbanistica, a cura di Carlo Olmo, Torino, Edizioni di Comunità, Torino, 2001, p. 43.: la biblioteca con il suo centro culturale è il modo migliore e più concreto per realizzare la sua idea di cultura in azione. Anche sua figlia Laura Olivetti riteneva che non si potesse comprendere la sua visione di cultura come servizio sociale senza prendere in considerazione due ordini di grandezze: le iniziative promosse da Adriano sul piano teorico-intellettuale, ovvero la casa editrice Edizioni di Comunità, la rivista «Comunità» e le altre riviste da lui dirette o finanziate; le iniziative che definisce “della sperimentazione pratica”, ovvero tre grandi filoni di sperimentazione, l’architettura e la pianificazione territoriale e urbanistica, il Movimento Comunità, la biblioteca Olivetti con il suo centro culturale7 Rimando al paragrafo 1.1. (p. 20) della tesi di Laura Olivetti già citata.

    Il problema del tempo per lo sviluppo umano è il nodo concettuale della storia che intendo raccontare e la realizzazione di biblioteche è funzionale prima di tutto a questo.

     


     

    Il Prof. Franco Ferrarotti nell’ambito di una intervista realizzata il 9 maggio 2024 parla del libro di Chiara Faggiolani, Il problema del tempo umano. Le biblioteche di Adriano Olivetti. Storia di una idea rivoluzionaria (Edizoni di Comunità, 2024).

    Le biblioteche di fabbrica olivettiane hanno rappresentato concretamente la cultura che irrompe nei luoghi del lavoro manuale; quelle dei Centri Culturali e Comunitari l’hanno elevata a perno di una nuova visione della società, che intorno a un luogo di condivisione culturale si fa vera comunità. Una rivoluzione a pieno titolo, che non si è esaurita con l’esperienza olivettiana ma ha dato impulso a diverse iniziative suggerendo un nuovo modello di biblioteca inteso come spazio di un tempo riconquistato, da dedicare alla lettura, alla curiosità, alla immaginazione. Lo spazio di un tempo umano.

     

     

    Immagine di copertina di Billy Huynh su Unsplash

    Note