Gli spazi culturali e di prossimità: le proposte di Arci Piemonte

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    La scena degli Spazi come infrastruttura culturale e civica

    In Piemonte, la presenza di spazi socio-culturali e ricreativi è una tradizione che ha radici quanto meno nel secolo scorso, durante il quale la nostra regione è stata culla di esperienze mutualistiche e di cittadinanza attiva che si sono raccolte attorno a luoghi fisici di cultura, partecipazione, assistenza e svago fuori e dentro alle città.

    I circoli culturali, musicali, teatrali, le case del popolo e – più di recente – gli spazi ibridi, i nuovi centri culturali, sono nel corso dei decenni diventati un’infrastruttura della partecipazione culturale. Questa scena è gestita sostanzialmente da enti privati non profit e si affianca a progetti, strutture e dispositivi pubblici come le biblioteche, i musei (e gli eco musei), i teatri comunali, etc, spesso rappresentando un’integrazione fondamentale a garantire un effettivo accesso alla fruizione e alla partecipazione culturale della cittadinanza e una migliore capacità di far emergere, dai territori, valore e talenti in ambito creativo.

    A seguito della pandemia, è risultato chiaro quanto il legame tra socialità e fruizione culturale sia indissolubile e quanto, di conseguenza, l’esperienza culturale vissuta in contesti meno istituzionali, di prossimità, più informali fosse un anello imprescindibile nella catena dei comportamenti culturali e nella tenuta dei legami sociali.
    Anche a livello istituzionale, il decennio in corso ha segnato una nuova centralità di questa tipologia di spazi all’interno delle azioni di sostegno alle attività di interesse generale portate avanti dagli Enti del Terzo Settore.
    Enti pubblici e filantropia privata hanno sempre più spesso individuato negli spazi indipendenti, partecipativi e di prossimità soggetti in grado di moltiplicare sul territorio di competenza gli effetti di un sostegno economico, in modo anche più efficace rispetto all’erogazione di risorse rivolte al singolo specifico progetto.
    Queste strutture, infatti, sono spesso sede – a titolo gratuito o a basso costo – di decine di altre realtà formali e informali che trovano in quei contesti occasione di sperimentarsi all’interno facendo emergere il loro valore, misurandosi con target già aggregati attorno allo spazio e andando incontro ad un tasso inferiore di fallimento delle attività o, per lo meno, a minori effetti negativi legati a eventuali insuccessi.
    Sono, infine, questi, gli spazi attorno ai quali si sono aggregate negli ultimi anni tra le più considerevoli energie civiche dei territori, sia nelle forme tradizionali (volontariato civico e culturale, militanza) che in quelle più contemporanee e “internazionali” (attivismo digitale, raccolte fondi online); ciò è avvenuto nonostante clima di disimpegno che attanaglia da alcuni decessi la società civile italiana e la sua disponibilità a farsi coinvolgere e identificarsi in percorsi collettivi.

    Si tratta di spazi indipendenti, in alcuni casi esistenti da decenni o che nascono spontaneamente, spesso animati dal comune interesse artistico, culturale e aggregativo di piccoli gruppi che si cimentano nell’animazione di territori magari poco vivaci. In questo risiede la differenza – intesa come valore – tra gli spazi istituzionali, statali, profit o comunque gestiti dall’amministrazione pubblica, e le esperienze mutualistiche, autonomamente costituite dalla cittadinanza attiva: essi svolgono un ruolo parziale, che risponde al punto di incontro tra le istanze del territorio e i desideri dei gestori.

    La chiave di una riflessione delle Istituzioni su questi spazi sta nel riconoscere una funzione pubblica e “di interesse generale” a enti di natura associativa (benché non lucrativi) e perciò sostenerli, come accade in altri Paese europei, riconoscendo la loro autonomia come un valore strutturale e non come una sperimentazione da acquisire, la parzialità delle loro pratiche come un vettore prezioso per la partecipazione democratica e culturale e, non secondario, per la tenuta delle comunità di riferimento.

     

    Immagine di copertina di Viktor Nikolaienko su Unsplash

    Note

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